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La cronologia di composizione dei capitoli

Triumphus Cupidinis

I

D'importanza cruciale per determinare l'epoca d'ideazione dello stesso poema, la datazione del primo capitolo del Triumphus Cupidinis è stata oggetto nel tempo di un intenso dibattito.
Ritenuto dagli studiosi cinquecenteschi opera della piena maturità di Petrarca (in accordo con le parche testimonianze documentarie esistenti, tutte concordi nel situare un lavoro di revisione su TC I dopo il 1357), alla fine dell'Ottocento il capitolo è stato retrodatato al 1352. All'incirca alla metà del nostro secolo, Carlo Calcaterra ha proposto di collocare l'ideazione dei primi capitoli dei Triumphi all'inizio degli anni Quaranta (cfr. Calcaterra 1941), mentre in tempi recenti si è tornati, con nuovi argomenti, alla datazione 1351-1352, grazie agli studi di Giuseppe Billanovich e di Vinicio Pacca (cfr. Billanovich 1946, Billanovich 1947 e Pacca 1996). Mentre, dunque, manca qualsiasi testimonianza documentaria circa l'epoca d'ideazione di TC I, molti sono invece i dati, di tradizione indiretta, relativi alla lunga gestazione di questo capitolo. Grazie ad essi sappiamo che l'8 settembre 1357 Petrarca iniziò a trascrivere una copia in pulito del capitolo, effettuando su di esso alcune correzioni l'11 settembre 1357, il 30 aprile, l'11-12 settembre e il 4 novembre 1358. Sappiamo, inoltre, che una successiva lettura del capitolo, iniziata il 3 settembre 1360, approdò ad una sua seconda trascrizione integrale il 12 settembre di quello stesso anno. Le testimonianze dei codici H e C e dell'incunabolo I permettono di stabilire che a quella data il primo capitolo si arrestasse al v. 111, oppure che la parte finale di TC I (vv. 112-160) non fosse stata ancora sottoposta a revisione. I più tardi interventi d'autore sono documentati da due postille trasmesse dal codice L e risalgono al 2 settembre 1370 e al 2 luglio 1373.

Triumphus Cupidinis

II

L'assenza d'indicazioni cronologiche nei manoscritti che trasmettono le varianti e le postille d'autore di questo capitolo hanno indotto gli studiosi a cercare un appiglio per la sua datazione all'interno stesso del testo, soprattutto nel racconto del tragico amore di Sofonisba e Massinissa. All'ipotesi di una composizione ravvicinata, nel 1341, di Stanco già di mirar e di Afr. V, dove si narra la medesima storia (Calcaterra 1941, pp. 170-71), fa ostacolo, però, il fatto che sulla vicenda dei due antichi amanti Petrarca ritornò anche più tardi, e precisamente nella revisione, posteriore agli anni 1351-53, della redazione cosiddetta alpha della biografia di Scipione (Martellotti 1941 e 1954, pp. 9-22). In tempi recenti, i dubbi riguardanti la posizione che il capitolo avrebbe dovuto occupare all'interno dei Triumphi (cfr. L'ordinamento dei capitoli) hanno indotto alcuni studiosi a pensare "che si tratti di un pezzo nato senza una precisa collocazione, inseritosi in seguito in una struttura a cui era estraneo; insomma che sia stato composto prima che P[etrarca] si formasse un'idea chiara sul suo poemetto" (Pacca 1996, p. 96).

Triumphus Cupidinis

III

La ricostruzione delle vicende redazionali di questo capitolo poggia principalmente sui dati forniti da una sua precedente redazione autografa, trasmessa dal "codice degli abbozzi" (cc. 17r-18v). Questa redazione, forse rielaborazione di un materiale preesistente, è limitata ai vv. 46-48 e 73-fine. Alcune postille d'autore consentono di stabilire che Petrarca trascrisse l'abbozzo in tre giorni, dal 13 al 16 settembre 1357, e che la sera dello stesso 16 settembre aggiunse al capitolo tre terzine. La mattina di un anno dopo, il 12 settembre 1358, procedette a una revisione completa del testo, il quale, comunque, oltre a essere sempre privo dei vv. 1-45 e 49-72, presentava un finale diverso da quello attuale. Sulla base di alcuni riscontri con altre opere di Petrarca è sembrato possibile datare ai primi anni Sessanta l'inserzione dei vv. 49-72 (che ampliano la materia biblica del capitolo). Più difficile, invece, è stabilire a quando risalga la composizione della parte iniziale. Il fatto che una postilla di TC I 66, si riferisca al v. 12 di questo capitolo presentandolo come il secondo, anziché il terzo, del Trionfo d'Amore ha dato vita a due ipotesi. Secondo la prima all'epoca della stesura della postilla e dell'abbozzo di TC III, i vv. 1-45 esistevano già, almeno in una forma embrionale limitata alle prime quattro terzine, e Petrarca pensava di farne il nucleo del secondo capitolo; solo successivamente, dunque, avrebbe cambiato idea ed avrebbe saldato il v. 46 di TC III a quell'embrione originariamente pensato come nucleo di TC II. L'altra ipotesi vuole che la postilla di TC I 66 sia posteriore alla saldatura dei vv. 1-45 all'abbozzo autografo di TC III (dunque posteriore al settembre 1358) e che, all'epoca, Petrarca non avesse ancora deciso la posizione di questo capitolo all'interno del Trionfo.

Triumphus Cupidinis

IV

L'unica testimonianza pervenutaci sulla redazione di questo capitolo risale al 1 luglio 1373 e riguarda un intervento molto modesto, effettuato quando il testo era in uno stadio di elaborazione piuttosto avanzato. I soli indizi utili per determinare l'epoca in cui fu composto il capitolo vanno, dunque, cercati nei molti dati presenti al suo interno. Il ricordo dell'incoronazione romana, che ebbe luogo l'8 aprile 1341, e quello della morte di Tommaso Caloiro, avvenuta forse nell'estate dello stesso 1341, ci portano agli inizi degli anni Quaranta. La presentazione come defunti di Sennuccio del Bene e Franceschino degli Albrizzi, consente tuttavia di avanzare il terminus post quem della composizione di Poscia che mia fortuna agli anni 1348-49. A un periodo successivo alla morte di Laura (di cui Petrarca ebbe notizia il 19 maggio 1348) sembrerebbe rimandare, del resto, anche il fatto che nel testo la speranza del poeta di ottenere l'amore di Laura appare definitivamente perduta. Una variante di H, P, I consente di stabilire che i vv. 13-18 furono aggiunti in un secondo momento rispetto al resto. In questi versi sono citati, insieme a Orfeo e Pindaro, i lirici Alceo e Anacreonte. Ora, poiché Alceo e Anacreonte sono presenti pure in TF IIa, datato al 1371, e poiché è verosimile che Petrarca volesse eliminare il duplicato, non rimane che credere che l'inserimento dei vv. 13-18 (e quindi il passaggio dei due poeti da TF IIa a TC IV) sia posteriore al 1371. Al contrario, per i poeti Saffo, Catullo, Properzio, Ovidio e Tibullo, presenti in entrambi i capitoli (TC IV 19-27 e TF IIa 82-88) si deve solo constatare che Petrarca rimase sino all'ultimo indeciso sulla loro collocazione.

Triumphus Pudicitie

1 settembre 1369.

Questa data, contenuta in una postilla scritta a Pavia, è l'unico elemento cronologico sicuro, a noi pervenuto, circa l'elaborazione del Trionfo della Pudicizia. Quel giorno Petrarca intervenne su questo capitolo, il più lungo del poema, con una proposta di correzione scaturita da una rilettura del testo, che allora, probabilmente, aveva già assunto l'assetto definitivo. Dalla stessa postilla risulta che Petrarca compì una trascrizione del capitolo il 22 settembre dello stesso anno (o forse la sera stessa del 1°, alle ore 22). Il complesso delle varianti attestate dalla tradizione consente di individuare almeno tre fasi di elaborazione del capitolo, la prima delle quali limitata a poco più di metà di quella definitiva e la seconda intermedia fra le due. A questo procedere per successive aggiunte testuali, intervallate forse da lunghe pause, si devono le ripetizioni (solo in parte notate da Petrarca nella postilla del 1369) del ricordo di Didone (vv. 10-12 e 154-59) e della similitudine relativa al gigante Encelado (vv. 25-27 e 112-14). Per quel che concerne la data di ideazione del capitolo, si può dire senz'altro che esso fu posteriore alla stesura di TC IV, ai cui vv. 86-90 il trionfo della Pudicizia è annunciato in termini ancora piuttosto vaghi. Nessuna indicazione, invece, può venire dalla citazione ai vv. 163-71 di alcune note località campane, che Petrarca visitò nel 1343 (come risulta da Epyst. II 15 e da Fam. V 4), dato che gli stessi luoghi sono menzionati in due postille del Virgilio Ambrosiano, vergate nel 1351 (Feo 1988, p. 58), e che le due lettere citate, relativamente alla descrizione di quei luoghi, presentano forti contatti con l'Itineriarium, scritto nel 1358.

Triumphus Mortis

I

Quella leggiadra e glorïosa donna appartiene a un gruppo di capitoli trionfali (formato da TM I e II, TT e TF Ia) per il quale non si conserva nessuna testimonianza d'autore, diretta o indiretta, poiché la scomparsa del materiale relativo all'elaborazione di questi testi è anteriore al secolo XVI. Già nel Cinquecento, infatti, Ludovico Beccadelli, a proposito degli scartafacci del poema da lui visti (e successivamente scomparsi) scriveva che "quelli erano quasi tutti li Trionfi, da quello della Morte in poi e del Tempo" (Frasso 1983, p. 66). La composizione del capitolo, ovviamente posteriore alla notizia della morte di Laura (19 maggio 1348), seguì con ogni probabilità la stesura di TP, dato che le sue prime terzine (che contengono la descrizione di Laura reduce dalla sua vittoria su Cupido) si riconnettono alle ultime del capitolo precedente (nelle quali la donna celebra il suo trionfo nel tempio della Pudicizia).

Triumphus Mortis

II

Come per TM I, TT e TF Ia, anche per questo capitolo non soccorrono varianti e postille d'autore. Di conseguenza, per la sua datazione gli studiosi si sono appoggiati principalmente a elementi interni. Fissato l'unico termine cronologico sicuro, cioè quello post quem, al 19 maggio 1348 (giorno in cui Petrarca ebbe la notizia della morte di Laura), c'è stato chi ha addotto come prova di una tarda composizione de La notte che seguì l'orribil caso quella specie di profezia post factum contenuta nelle parole di Laura al poeta "tu starai in terra senza me gran tempo" (v. 190, cfr. Gesualdo, Romani 1905, p. 114, Patetta 1935, p. 363 e Bezzola). Altri, invece, dall'osservazione della circostanza che Petrarca si rivolge a Laura dandole sia del "tu" (vv. 21 e 29-30) che del "voi" (vv. 77, 79, 81-82, 186, 188) hanno tratto argomento per una datazione del capitolo ad un'epoca intermedia tra le rime 'in vita' del Canzoniere (nelle quali Petrarca si rivolge a Laura con il "voi") e quelle 'in morte' (dove compare sempre il "tu"): cfr. Ponte. Sulla base, tuttavia, di alcune considerazioni relative alla posizione che il capitolo occupa nella tradizione manoscritta, dove appare strettamente legato a TF Ia e a TC II (cfr. L'ordinamento dei capitoli), sembra probabile che la sua elaborazione possa esser fissata entro in 1351 (cfr. Il nucleo primitivo del poema).

Triumphus Fame

I

La sola testimonianza datata dell'elaborazione di questo capitolo è contenuta in una postilla trasmessa da H, C, P e I, risalente al 19 gennaio 1364 e riguardante un intervento di revisione o di riscrittura del capitolo. Per quanto concerne, invece, la sua composizione, possiamo soltanto inferire che essa fu posteriore al 1351, anno in cui fu terminato l'abbozzo del TF Ia che, una volta rielaborato, dette vita ai capitoli I e II del Triumphus Fame. La stesura pressoché contemporanea di Da poi che Morte triumphó nel volto e Pien d'infinita e nobil meraviglia è provata anche da un paio elementi: il preciso riferimento a TF I 93 ("qual Baccho, Alcide e Epaminonda a Thebe"), contenuto in TF II 16 ("I tre theban ch'i' dissi, in un bel groppo") e il fatto che l'affermazione dei vv. 20-21 ("... io scorsi / molti di quei che legar vidi Amore") appare giustificata soltanto se ai quattro personaggi vittime d'amore presenti in questo capitolo (Cesare, Augusto, Pompeo e Marco Aurelio) si aggiungono i molti elencati in TF II (Annibale, Achille, Ercole, Ulisse, Agamennone, Menelao, Teseo, Massinissa, David, Salomone, Abramo, Isacco,Giacobbe, Semiramide e Cleopatra).

Triumphus Fame

II

Nato dalla rielaborazione di TF Ia, per così dire, in un medesimo parto con TF I, questo secondo capitolo del Trionfo della Fama si mostra strettamente legato al primo fin dal suo esordio, nel quale Petrarca si sofferma a descrivere le impressioni in lui suscitate dalla vista del "buon popolo di Marte", cioè degli eroi romani sfilati nel capitolo precedente (v. 1-3). In assenza di postille datate nella tradizione manoscritta, gli unici indizi relativi ai tempi della stesura del capitolo possono essere ricavati dall'esame interno. Un primo sicuro terminus post quem della composizione è fornita dall'allusione (ai vv. 151-53) alla recente morte del duca di Lancaster, avvenuta il 22 marzo del 1360. Un altro indizio cronologico sembra offerto da una postilla relativa al v. 134: se, come sembra, l'annotazione si riferisce a TC III 79-81, poiché questo terzo capitolo d'Amore è trasmesso da "codice degli abbozzi" in una redazione risalente al 1357-58, TF II deve essere necessariamente posteriore a questa data.

Triumphus Fame

III

Una postilla trasmessa da H, P e I permette di stabilire che questo capitolo fu sottoposto a revisione il 19 febbraio 1364, sicuramente quando il poeta si trovava a Venezia (come risulta da una lettera recante la stessa data: cfr. Var. 11, 19). Una seconda postilla, riguardante una correzione del v. 97 e recante la data 1 luglio 1363, potrebbe rappresentare l'attestazione più antica di tutto il quarto trionfo, se non fosse per il fatto che il 1363 costituisce, probabilmente, un errore di trascrizione della data 1373.

Triumphus Temporis

Come per TM I, II e TF Ia, anche per De l'aureo albergo, co l'aurora inanzi mancano postille e varianti d'autore, utili a determinarne con esattezza l'epoca di composizione. La sua vicinanza tematica con il Trionfo dell'Eternità, composto nel 1374, nonché la presenza, sulla medesima carta di H, di due frammenti appartenenti a TT e di TE (cfr. Weiss 1950, p. 69: H, c. 60r: "Pro eternitate / Le fatiche del sol senza alcun fine / Et gli error de la luna // Pro Tempore / Tre uolte un dauanti et un dietro / Et un in mezzo"), sembrerebbero provare che l'elaborazione del quinto e del sesto trionfo fu press'a poco contemporanea e che, dunque, anche De l'aureo albergo fu composto nei primi anni Settanta. Questa datazione risulterebbe, del resto, suffragata dalle affinitàcontenutistiche esistenti tra questo capitolo e una lettera petrarchesca, la Sen. XII 1, scritta nell'estate del 1370. Non convince, pertanto, la tesi di Goffis 1951, p. 25 e 1964, pp. 330-31, il quale, basandosi sull'autocitazione di TF Ia 20-21 ("... una gran reina, / che ciascun l'ama, riverisce e teme") in TT 98 ("e la reina di ch'io sopra dissi"), cerca di abbassare la data di composizione di TT a prima del 1352, anno presunto della composizione di TF I (che soppiantò TF Ia): cfr. anche L'ordinamento dei capitoli.

Triumphus Eternitatis

Insieme a TC III, questo è l'unico capitolo del poema di cui è conservata una redazione autografa nel "codice degli abbozzi" (cc. 19r-20v). Le postille vergate da Petrarca all'inizio e alla fine del capitolo, consentono di collocare il lavoro del poeta intorno a Da poi che sotto 'l ciel cosa non vidi tra il 15 gennaio e il 12 febbraio del 1374, dunque, soltanto pochi mesi prima della morte dello scrittore. Controversa, però, è l'interpretazione di queste date: mentre, infatti, alcuni studiosi ravvisano nell'autografo vaticano la trascrizione di una versione del testo precedentemente approntata e riferiscono le due date a un lavoro di revisione del Trionfo, altri, invece, considerando lo iato sintattico che cade tra i vv. 60 e 61 e la moltitudine di cancellature 'sulla riga' (indizio di uno scrivente che sta componendo un testo), ritengono più verosimile ipotizzare che l'autografo trasmetta effettivamente la prima ed unica redazione del sesto Trionfo preparata da Petrarca. È indubbio, comunque, che su questo capitolo il poeta tornò a lavorare anche dopo il 12 febbraio: a provarlo è una variante dell'ultimo verso, che fu scritta sotto la postilla recante quella data (cfr. Pacca 1996, p. 508).

Triumphus Mortis

Ia

L'unico dato certo riguardante questo breve frammento è rappresentato dal fatto che esso prosegue l'azione descritta da TP; per il resto, è impossibile stabilire se esso fu concepito come prima redazione del primo capitolo del Triumphus Mortis, oppure come esordio di un ipotetico secondo capitolo del Trionfo della Pudicizia. Le opinioni circa l'appartenenza di Quanti già ne l'età matura ed acra sono discordi già presso gli studiosi cinquecenteschi: mentre, infatti, Ludovico Beccadelli vede in esso l'incipit, poi abbandonato, dello stesso Triumphus Pudicitie, lo scriba di H lo assegna al terzo trionfo in qualità di "altro principio del primo capitolo della morte". Quest'ultima posizione è quella che gode di maggior credito tra i moderni: la condividono, fra gli altri, Appel 1901, Della Torre 1912, p. 888, Chiòrboli 1930, p. 433. Per quanto riguarda l'epoca della sua composizione, lo considerano anteriore alla morte di Laura Calcaterra 1941, p. 176 e Goffis 1951, pp. 20-23, posteriore Ponte 1965, pp. 519-20 e Mestica 1896, p. XVIII.

Triumphus Fame

Ia

Non diversamente da TM I e II e da TT, anche per questo capitolo gli apografi cinquecenteschi non conservano varianti e postille d'autore. Le proposte di datazione poggiano, dunque, esclusivamente sulla valutazione degli elementi interni e, in particolare, sulle differenze di contenuto con i capitoli usciti dalla rielaborazione di Nel cor, cioè TF I e II. Se il terminus a quo della sua composizione va indubbiamento individuato nell'anno della morte di Laura, cioè nel 1348, per quanto riguarda il terminus ante quem un indizio sicuro sembra fornito dall'incremento che il 'catalogo' dei personaggi ebrei subisce nel passaggio da TF Ia a TF II. Ora, questo incremento sarebbe strettamente collegato al progetto di allargamento del De viris illustribus con le cosiddette biografie 'pre-romulee', quelle cioè dedicate ai personaggi biblici (cfr. Martellotti 19492). Poiché tale ampliamento si può datare all'epoca dell'ultimo soggiorno provenzale di Petrarca, cioè nel 1351 (cfr. Wilkins 1955, pp. 95-96 e 112), ne consegue che in quella data il TF Ia doveva già esser composto. Per quanto riguarda, infine, la permanenza del capitolo nel contesto del poema, occorre ricordare che a causa dell'autocitazione di TF Ia 20-21 ("... una gran reina, / che ciascun l'ama, riverisce e teme") in TT 98 ("e la reina di ch'io sopra dissi"), alcuni studiosi deducono che nei primi anni Settanta (epoca a cui risale la composizione di TT ) Petrarca non aveva ancora deciso di escludere il capitolo dai Triumphi (cfr. Cesareo 1904, pp. 238-39: cfr. anche L'ordinamento dei capitoli).

Triumphus Fame

IIa

Fino al 1950, anno nel quale Poi che la bella e glor¨osa donna fu scoperto da Roberto Weiss nel codice H (cfr. Weiss 1950; Frasso 1983 ha poi segnalato nell'incunabolo I un secondo testimone di questo testo), di questo capitolo si avevano solo le testimonianze, parziali, indirette e per di pił non sempre concordi, di alcuni studiosi cinquecenteschi. Anteriore, secondo Daniello, a TF III, di cui sarebbe stato un primitivo abbozzo, posteriore, invece, per Beccadelli, che vedeva in esso un rifacimento di Io non sapea da tal vista levarme, questo capitolo fu lasciato incompiuto da Petrarca, come dimostrano i molti versi rimasti in sospeso (cfr. vv. 10, 60, 74 e 78), la mancanza di un verso conclusivo e l'incerta collocazione del frammento finale. Il dibattito sulle ragioni di questa incompiutezza (comune, del resto, anche al terzo capitolo della Fama) e sui rapporti tra TF IIa e TF III non è approdato ad alcun risultato certo, ma "considerando la loro brevità e il fatto che nessuno dei due può essere considerato un doppione dell'altro [...], si può ipotizzare che l'obiettivo dell'autore fosse quello di fondere il loro contenuto in un unico capitolo" (Pacca 1996, p. 591), un progetto, comunque, rimasto in una fase embrionale. Per quanto riguarda la datazione del capitolo, anche non volendo riferire le postille del 1371, trasmesse da H e da I, alla composizione del testo (e in tal caso si potrebbero riferire solo alla sua 'messa in pulito'), non è possibile situarne la stesura molto prima di quella data: l'inclusione di Marziale tra i poeti spagnoli presuppone, infatti, la conoscenza da parte di Petrarca di quell'epigramma I 61 (nei cui vv. 11-12 il poeta latino parla della sua provenienza iberica) che gli trasmise Boccaccio nel 1363. Un ulteriore terminus post quem può, infine, essere individuato nel 1364-65: a quest'epoca, infatti, risale la 'giunta' di BC X relativa ai lirici greci, gruppo dal quale è assente il poeta Ibico, citato invece da Petrarca in TF IIa 85.