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Garegnano

Piccolo villaggio a cinque o sei chilometri da Milano, sede di un monastero certosino di recente costruzione ai tempi di Petrarca. Qui, il poeta soggiornò per pochi giorni, ospite dei monaci, nell'aprile del 1354 e vi rimase tutta l'estate del 1357 in una casa vicina al monastero, dove si recava frequentemente. L'amenità di quel soggiorno, che fu interrotto da frequenti visite a Milano, descritta da Petrarca in una lettera di quell'estate a Guido Sette:

Ago quod solitus sum, nisi rure michi libertas est maior; otiosi fuerit si pergam exequi quibus tediis urbanis hic caream, quibus agrestibus solatiis abudem, que michi poema de arboribus, quos e pratis flosculos, quos e fontibus pisciculos, quas e rivis anaticulas, quas e nidis aviculas, quos ex agris hericiolos, quosve lepusculos capreolosque atque apriculos certatim humiles convehant vicini (Fam. XIX 16, 24).

('La mia vita continua come il solito, sennonché qui in campagna ho più libertà. Sarebbe troppo lungo dirti quanti fastidi cittadini io eviti stando qui, di quali piaceri agresti io goda, e come gli umili abitanti del villaggio facciano a gara per recarmi i frutti degli alberi, i fiori dei prati, i pesci dei fiumi, le anatrelle delle paludi, gli uccelli dei nidi, i giovani ricci dei campi e leprotti e caprioli e cinghialetti': Wilkins 1964, 205-6).

Tra le occupazioni letterarie a cui Petrarca si dedicò durante quel soggiorno, che si protrasse fino agli inizi di settembre, ci fu la revisione del Triumphus Cupidinis. A Garegnano il poeta tornò, forse, un'ultima volta nell'estate del 1367.