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L'ordinamento dei capitoli

Nella tradizione manoscritta e negli incunaboli del poema la successione dei sei Triumphi non presenta generalmente alcuna variazione, garantita com'è dalla stessa logica narrativa della sequenza trionfale. Un discorso a parte va fatto, però, per i capitoli dei singoli Triumphi e in particolare per TC II, TM II e TF Ia. Per quanto riguarda il primo di questi testi, occorre dire che nelle antiche edizioni del poema TCII non occupa quella seconda posizione che gli venne assegnata per la prima volta nell'edizione aldina del 1501 e che i filologi moderni hanno accertato essere quella giusta. Al contrario, TC II si trova collocato o al terzo (o quarto) posto del Trionfo d'Amore, oppure precede, insieme a TM II e TF Ia, il primo capitolo del Triumphus Cupidinis (cfr. Ariani, p. 106 e Dutschke 1992, pp. 264-68). Tra i moderni editori, tuttavia, c'è stato chi ha preferito ricollocarlo al quarto posto del primo Trionfo, e ciò in virtù di alcune considerazioni interne ed esterne (cfr. Pasqualigo 1874 e Mestica 1896). Per quanto riguarda le prime, infatti, mentre da un lato è apparso più verosimile che il poeta si dichiari "Stanco [...] di mirar" (v. 1) dopo tre capitoli, piuttosto che dopo uno soltanto, dall'altro, è stata notata l'incongruenza, sul piano narrativo, del fatto che Petrarca parli con alcune ombre già in questo capitolo, mentre è solo nel terzo che riceve dalla guida il permesso di interrogare i personaggi del corteo. A favore della quarta posizione è stato invocato, poi, il fatto che lo stesso Bembo, curatore dell'aldina del 1501, aveva in un primo momento trascritto sul suo codice Vatino latino 3197 il terzo capitolo del Trionfo d'Amore al posto del secondo. Alcuni studiosi, inoltre, si sono spinti fino a espungere il capitolo dalla serie canonica (Appel 1901, pp. 99-101), qualche volta relegandolo in appendice (Moschetti), qualche altra stampandolo in corsivo (Calcaterra), non senza, però, suscitare aperti dissensi da parte di altri (cfr. Cesareo 1897, pp. 265-69 e Cesareo 1904, pp. 237-38 e 240). La posizione attuale del capitolo, che coincide con quella della Vulgata, è stata ripristinata solo a partire da Chiòrboli 1930. Tutte queste incertezze si spiegano con il fatto, attestato da una postilla di H, C, P e I, che lo stesso Petrarca era indeciso se Stanco già di mirar dovesse figurare in seconda o in terza posizione (come testimonia anche Beccadelli). La postilla di H, C, P e I sembra comunque deporre a favore di una preferenza del poeta per la seconda posizione. L'assenza d'indicazioni cronologiche, però, non consente di stabilire se l'annotazione in questione sia anteriore o posteriore a un'altra postilla di H e I (scritta in margine a TC I 66 e anch'essa priva di data) nella quale l'attuale terzo capitolo del Trionfo d'Amore veniva indicato come secondo. Anche se si potesse accertare la seriorità di quest'ultima postilla, potremmo stabilire soltanto che l'attuale terzo capitolo fosse passato al secondo posto, ma non potremmo sapere in alcun modo se Stanco già di mirar fosse collocato in terza o in quarta posizione o se, addirittura, fosse espulso.

Più semplice è la situazione di TM II, che una parte della tradizione manoscritta colloca in apertura dei Triumphi, forse a ricordo dell'originaria estraneità di questo capitolo al progetto del poema (cfr. Il nucleo primitivo del poema). Controversa, invece, la vicenda editoriale di TF Ia. Trattandosi di una redazione di fatto soppiantata dal suo rifacimento-smembramento in TF I e II, il posto che le compete è, a rigor di logica, al di fuori dell'assetto del poema. Per tale ragione Pietro Bembo eslcuse il capitolo dall'edizione aldina del 1501 (anche se nell'edizione del 1514 esso fu ripristinato in appendice: cfr. Belloni 1992, pp. 294-99). Contro questa scelta editoriale si schierò l'edizione giuntina del 1522. Ricollegandosi a una consolidata tradizione manoscritta e a stampa nella quale TF Ia formava una coppia inscindibile con TM II, l'editore Bernardo Giunta riproponeva Nel cor pien d'amarissima dolcezza come primo capitolo del Triumphus Fame (soluzione già adottata, in passato, ad esempio da Venafro). A favore della sua legittima presenza nel contesto del poema il Giunta adduceva l'autocitazione contenuta in TT 98 ("e la reina di ch'io sopra dissi"), la quale, a detta dell'editore, non poteva che riferirsi a TF Ia 20-21 ("... una gran reina, / che ciascun l'ama riverisce et teme"). L'argomento è stato ripreso, tra i moderni, da Pasqualigo 1874, ma la spiegazione più plausibile è quella data da Cominelli 1927, pp. 6 e 17-19, il quale vede nell'autocitazione del TT 98 un semplice lapsus di Petrarca, dovuto alla complessa stratificazione testuale dell'opera.