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Il nucleo primitivo del poema

Triumphus Mortis II e Triumphus Fame Ia

Le complesse questioni inerenti all'ideazione e alla definizione progettuale del poema hanno da sempre trovato il loro principale alimento nella constatazione dell'eccentricità tematico-narrativa di TM II rispetto all'impianto dell'opera.
Il racconto del colloquio notturno del poeta con il fantasma di Laura, racconto che si svolge ne La notte che seguì l'orribil caso, produce, infatti, a livello strutturale, un'incongruenza non trascurabile, dato che innesta una visione onirica all'interno della visione allegorica iniziata in TC I. Il sospetto, nutrito dagli studiosi, circa l'originaria estraneità del capitolo al disegno del poema trionfale ha trovato numerose conferme sia all'interno, sia all'esterno dell'opera. Innanzitutto, va osservato che l'esordio di TF I (dove la Morte si allontana dopo aver ucciso Laura, lasciando il posto alla Fama) si collega molto meglio alla conclusione del primo capitolo del Triumphus Mortis, piuttosto che a quella del secondo. D'altra parte, La notte che seguì trova il suo naturale compimento in TF Ia, che si apre, appunto, con il rammarico di Petrarca per la partenza del fantasma di Laura. Se a questa constazione si aggiunge il fatto che in una buona parte della tradizione manoscritta TM II precede, nell'ordine, TF Ia e TC II (e poi tutti gli altri capitoli nella loro naturale successione), si capirà come non abbia stentato ad affermarsi, negli studi dedicati al poema, la convinzione che il secondo capitolo del Trionfo della Morte facesse parte, insieme a TF Ia (e forse anche a TC II), di un organismo testuale diverso e cronologicamente anteriore al disegno del poema trionfale. Questa ipotesi ha trovato una significativa conferma nell'importante testimonianza del poeta pistoiese Zenone Zenoni, autore del poema in terzine La pietosa fonte. Nel nono canto di quest'opera (vv. 46-57), scritta a distanza di pochi mesi dalla morte di Petrarca, Zenone riporta come incipit dei Triumphi proprio la prima terzina di TM II, confermando, così, come risalente allo stesso autore, la posizione incipitaria del capitolo e il suo stretto collegamento con TF Ia (di cui Zenoni riecheggia in IX 79-81 l'invocazione alla musa Polimnia contenuta nel v. 13). Alla luce di questi dati, considerando che TF Ia fu, quasi certamente, espunto dall'assetto del poema dopo la sua scissione in TF I e II, alcuni studiosi hanno proposto di relegare in appendice anche TM II (Appel 1901, Moschetti, Calcaterra). Questa soluzione, però, non è parsa sufficientemente giustificata a Pacca 1996, p. 307, il quale osserva che se "TF Ia venne sostituito da una redazione migliorata, altrettanto non si può dire di TM II, che nei Tr[iumphi] non ha nulla che gli sia simile. Tutto invece si spiega [...] se si ammette che la sua composizione precedette l'ideazione del poemetto nella sua forma canonica, e che solo in seguito P[etrarca] cercò di trovargli un posto senza però poter eliminare le contraddizioni che da ciò nascevano".

Per quanto riguarda l'epoca del concepimento di questo primo nucleo del poema, considerato lo stretto rapporto che lega TM II a TF Ia, si dovrà pensare ad un periodo compreso tra l'anno della morte di Laura, il 1348, e l'anno in cui fu completato l'abbozzo di Nel cor pien d'amarissima dolcezza, cioè il 1351.