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Bibliografia

P

Parma, Biblioteca Palatina, ms. 1636

Manoscritto cartaceo della prima metà del XVI secolo, esempio (come H) di codice appositamente allestito per la collazione. Esso trasmette, infatti, soltanto quei testi per i quali il copista disponeva di varianti petrarchesche autografe, cioè, nell’ordine, RVF 23, 34, 36, 46, 49, 58, 69, 145, 147, 150, 151, 152, 156, 159, 160, 179, 191, 192, 193, 194, 196, 197, 199, 207, 211, 268, 270, 297, 300, 319, 322, 324, 188, 265, 154, 155 e i seguenti capitoli trionfali: TC I, III, II, IV, TP, TM Ia, TF I, II, III, TE. Dal “codice degli abbozzi” (V2) provengono le varianti dei testi del Canzoniere (eccetto quelle del sonetto 265), quasi tutte le varianti di TE e una parte delle varianti redazionali di TC III. Per questo capitolo l’anonimo collazionatore di P disponeva, oltre che delle varianti trascritte dall’abbozzo vaticano (cc. 17-18), anche di quelle ricavate da una seconda redazione, una copia “con manco liture”, cioè con meno cancellature e correzioni rispetto quella trasmessa da V2. Ad informarci sulle due fonti distinte delle lezioni di questo capitolo è una nota vergata sullo stesso P, in corrispondenza di TC III 49, cioè, press’a poco, nel punto in cui comincia la redazione trasmessa da V2 (v. 46). Nell’annotazione si legge che da un esemplare “con manco liture” erano ricavate anche le varianti di TC I:

Nota che la diversa lettione et corretioni di questo secondo capitolo  [= TC III] è stata tratta da duo originali di mano del Petrarcha, l’uno de quali pareva il posteriore, et scritto con manco liture, et le mutationi di questo sono le notate nel primo capitolo et in questo secondo [= terzo], ove fia questo segno +; l’altre sono tratte da un suo scartafazzo, che fu forse la sua prima compositione di questo capitolo.

Il manoscritto fu fatto allestire quasi sicuramente da Bembo per essere donato a Marcello Cervini (poi papa Marcello II). Successivamente, nel 1583, il codice fu acquistato dal bibliofilo Fulvio Orsini che lo descrisse in una lettera a Gianvincenzo Pinelli il 26 febbraio di quello stesso anno. Grazie a un’altra descrizione del codice, contenuta in una copia del catalogo dei libri dell’Orsini, finita tra le carte del Pinelli nella Biblioteca Ambrosiana (ms. Ambrosiano I 223 inf., cc. 67r-109v), è stato possibile dare all’ignoto collazionatore parmense il volto di Antonio Anselmi, ovvero di colui che fu segretario di Bembo dal 1537 al ’47 (cfr. Frasso 1984, pp. 267-8).