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H

London, British Library, ms. Harleian 3264

Codice cartaceo del secolo XVI, di provenenza veneta, scritto da un solo copista in una cancelleresca posata e uniforme. Allestito con gli stessi criteri di P, cioè come raccolta sistematica delle postille e delle varianti tramandate dagli autografi petrarcheschi, il manoscritto presenta chiose marginali, vergate in corsivo, contemporanee alla stesura dei testi, che sono, nell’ordine: RVF 23, 34, 36, 44, 46, 49, 58, 60, 64, 69, 77, 145, 147, 150, 151, 152, 154, 155, 156, 159, 179, 160, 188, 191, 192, 193, 194, 196, 197, 199, 207, 211, 265, 268, 270, 297, 298, 300, 303, 321, 322, 323, 324, TC I, III, II, IV, TP, TM Ia, TF I, II, III, TE e TF IIa. Provengono dal “codice degli abbozzi” (V2) le varianti apposte in margine ai Fragmenta (con l’eccezione di quelle del sonetto 265) e le varianti di TC III e di TE. La stessa origine (da V2, c. 6r) ha il frammento della canzone 73, copiato dallo scriba di H all’interno di una ridotta scelta di varianti eterogenee, quasi tutte di provenienza ignota, posta a intermezzo fra le rime e i Triumphi (c. 32v). Per il primo e il terzo capitolo del Triumphus Cupidinis H presenta una duplice sedimentazione di varianti, come avverte la nota vergata a c. 33r, esattamente all’inizio dei Triumphi:

Nota che la diversa lettione et correttioni di questo primo capitolo è stata tratta da duo originali di mano de Petrarca, l’uno de quali pareva il posteriore et scritto con manco litture, et le mutationi di quello sono notate nel 2° capitolo [= TC III] et in questo ove fia questo segno +; l’altre son tratte da un suo scartafazzo che fu forse la sua prima compositione di questo capitolo et del 2° [ = terzo].

Questa nota, simile ma non identica ad un’altra trasmessa da P,  permette di accertare che anche per TC I esistevano nel Cinquecento due stesure d’autore, entrambe a disposizione del collazionatore harleiano, ma non di quello parmense, che riportava soltanto le varianti contenute nella copia “con manco liture”, cioè con meno cancellature. Questa  copia appartiene forse agli ultimi tempi della vita di Petrarca, probabilmente a quegli stessi anni 1370-1373 a cui risalgono due postille trasmesse da L. Lo “scartafazzo” di TC I, invece, era stato preparato, con ogni probabilità, alla fine degli anni Cinquanta: a questo periodo riportano infatti alcune postille (datate 1357, 1358 e 1360), trasmesse da C in margine a questo stesso capitolo, per il quale lo scriba casanatense aveva trascritto solo le lezioni dell’autografo più antico (come rivela il loro confronto con le varianti raccolte da P e da H). Insieme all’incunabolo I il codice H è l’unico testimone di TF IIa. Il manoscritto, che nel 1724 passò in Inghilterra nella biblioteca di Robert Harley, conte di Oxford e di Mortimer, è stato scoperto e descritto per la prima volta da Weiss 1950, pp. 31-6.