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Marco Porcio Catone, detto l'Uticense.

Politico romano (95-46 a. C.), pronipote di Catone il Censore. Tenace difensore delle istituzioni repubblicane, nonché partigiano di Pompeo durante la guerra civile, prese il nome di Uticense dalla città di Utica, in Spagna, dove si tolse la vita dopo le vittorie di Cesare a Farsalo (48 a. C.) e a Tapso (46 a. C.): cfr. Livio, Per. CXIV e ps.-Plinio, Vir. ill. 80. Il suicidio di Catone è esaltato come affermazione delle libertà repubblicane sulla tirannide cesarea da vari scrittori latini (Cicerone, De off. I 31, 112; Valerio Massimo III 2, 14; Seneca, Epist. XCV 72) e da Dante, che pone l'Uticense a custodia del Purgatorio (Purg. I 31-108; cfr. anche Mon. II V 15). Petrarca si unisce al coro degli elogiatori di Catone in Rem. II 119, p. 240; 125, p. 246; Fam. IV 3, 6; Var. 48, 416-20 e nella dispersa Quel ch'à nostra natura in sé più degno 81-82 "quel sì grande amico / di libertà che più di lei non visse"; mentre per influenza di Agostino, De civ.I 23 lo biasima in Gest. Ces. 24, 46. Per il suo amore della libertà è ricordato anche in Fam. XIII 4, 15. È citato insieme a Catone il Censore in TF I 52 e Ia 29; in Afr.II 143 e Sen. IV 1, p. 438.