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Ulisse

Personaggio mitologico, re di Itaca, figlio di Laerte, marito di Penelope e padre di Telemaco. Nell'Iliade è rappresentato come eroe esperto e sagace. Alla sua astuzia si devono, oltre allo stratagemma con il quale smascherò Achille, travestito da donna, e lo indusse a partire per la guerra di Troia, numerose imprese di quella guerra, dal furto del Palladio, compiuto insieme a Diomede, all'invenzione del celebre cavallo di legno, grazie al quale i Greci espugnarono la città teucra. Come narra l'Odissea, il poema omerico dedicato alle decennali avventure dell'eroe sulla via del ritorno in patria (tra le quali quella con la ninfa Calipso, che lo trattenne sette anni nell'isola di Ogigia, e quella con la maga Circe, che lo tenne presso di sé per un anno), U., una volta tornato a Itaca, fu costretto ad assumere le spoglie di un mendicante per riconquistare il potere, usurpatogli dai Proci. P. lo cita tra i personaggi di TC III insieme alla moglie Penelope e a Circe in una terzina che risente, forse, dell'influenza di Ovidio, Her. I ("Penelope Ulixi") e di quella di Orazio, Carm. I 17, 19-20 ("dices laborantis in uno / Penelopen viteamque Circen"): "Quel sì pensoso è Ulixe, affabile ombra, / che la casta mogliera aspetta e prega, / ma Circe, amando, gliel ritene e 'ngombra" (vv. 22-24). Ricordato, per le sue peregrinazioni, in svariati luoghi petrarcheschi (cfr., per es., Mem. III 87, Fam. I 1, 21-22; IX 13, 24-25; XIII 4, 10-11 e XV 4, 5), U. è presentato in TF II 18 come colui "che desiò del mondo veder troppo", forse non senza un riferimento implicito al viaggio oltre alle colonne d'Ercole, narrato da Dante, Inf. XXXVI 90-142. Alla discesa di U. agli Inferi, compiuta per interrogare l'indovinio Tiresia (cfr. Od. XI), allude, invece, la citazione dell'eroe in TF Ia 133-34 (episodio ricordato anche in Fam. IX 13, 25), mentre il suo passaggio al largo dell'isola delle Sirene (Od. XII) è indirettamente rievocato nella terzina finale della dispersa Quella che 'l giovenil meo core avinse: "Et pur fui in dubbio fra Caribdi et Scilla / et passai le Sirene in sordo legno, / over come huom ch'ascolta et nulla intende" (vv. 12-14). Infine, come protagonista dei poemi omerici, U. è ricordato in TF III 13-14 e in RVF 186, 6.