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Tito Flavio Vespasiano jr

Imperatore romano (39-81). Succeduto nel 79 al padre Vespasiano (insieme al quale aveva condotto la guerra contro i Giudei, conquistando Gerusalemme nel 70), promosse la costruzione di grandiose opere pubbliche, come l'Anfiteatro Flavio. Elogiato da Svetonio, oltre che per la sua clemenza, anche per la sua bellezza (Tit. III 1), Tito è citato da Petrarca in TF I 121-22 come il figlio "buono e bello" di Vespasiano, in contrapposizione al fratello e successore Domiziano, detto "bello e rio". L'elogio di Tito, così come il biasimo di Domiziano (escluso dal corteo della Fama), si ripete anche in TF Ia 94-98. Insieme al padre, Tito è ricordato in Rem. II 125, p. 246; Fam. XIII 4, 15 e Sen. II 1, p. 1054. Infine, l'interpretazione della distruzione di Gerusalemme da parte di Tito come evento preparato dalla divina provvidenza, per vendicare sugli Ebrei la morte di Cristo (interpretazione già in Dante, Purg. XXI 82-84), è accolta da Petrarca in Afr. II 266-73; Epyst. II 5, 145-49; Fam. XXIII 1, 7; Mem. III 37; Ot. I p. 622.