| Guida alla Lettura |
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Albio Tibullo
Poeta latino (55/50-19 ca. a. C.). Discendente di una famiglia equestre del Lazio, i cui possedimenti erano stati in gran parte confiscati per essere spartiti tra i veterani della battaglia di Filippi, Tibullo si trasferì in giovane età a Roma. Nella capitale entrò a far parte del circolo letterario filo-repubblicano di Messalla Corvino, che il poeta seguì in una spedizione militare in Aquitania nel 31-30 ed in un'altra, in Oriente, interrotta per malattia a Corfù. All'interno del Corpus tibullanium, che raccoglie in tre libri di elegie tutto quanto la tradizione letteraria ha tramandato sotto il nome di Tibullo, sono certamente autentici i primi due libri, composti, rispettivamente, da 10 e da 6 elegie che cantano gli amori del poeta per Delia (che nella realtà si chiamò, forse, Plania) e per Nemesi, nonché l'aspirazione di Tibullo alla pace agreste e il suo orrore per la guerra, la politica e i commerci. Probabilmente autentiche sono anche le ultime due elegie del terzo libro. Sicuramente spuri, invece, gli altri componimenti e cioè: le 6 elegie del poeta Ligdamo (forse uno pseudonimo di Ovidio), che canta il suo amore infelice per Neera; il Panegyricus Messallae e gli 11 carmi della poetessa Sulpicia amante di Cerinto. Noto a Petrarca quasi sicuramente attraverso un florilegio (cfr. Sabbadini 1906, p. 385; Nolhac 1907, I, pp. 173-76; Bosco 1942, p. 215; Ullman 1955, pp. 192-95), Tibullo è citato qualche verso prima di Properzio in BC X 204-6, mentre con Catullo, Properzio ed Ovidio forma il canone degli elegiaci latini di TC IV 22-24; TF IIa 82-84; Fam. IX 4, 14 e Rem. I 69 (Prose, p. 626).
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