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Aiace Telamonio

Personaggio omerico, figlio di Telamone, re di Salamina, partecipò alla guerra di Troia segnalandosi ripetutamente, tra gli eroi greci, per la propria forza e il proprio valore. Cugino di Achille, alla morte di questi Aiace disputò con Ulisse per l’eredità delle sue armi. Ovidio riprende l’episodio omerico raccontandolo attraverso le perorazioni dei due protagonisti: alla pretesa di Aiace di essere il degno erede delle armi di Achille per la propria forza, le proprie imprese e la nobiltà dei propri natali, Ulisse avrebbe contrapposto la rivendicazione dei successi dovuti alla propria astuzia, e , anche in virtù di una maggiore abilità dialettica, avrebbe ottenuto dai capi greci un verdetto a lui favorevole. Aiace, perse le armi del cugino, sconvolto dalla vergogna e dal dolore, si suicidò con la propria spada. Il sangue che uscì dalla sua ferita diede vita a un giacinto che è quindi fiore sacro a lui quanto al giovinetto cui deve il nome (cfr. Ovidio, Met., XII 624; XIII 1-398; Orazio, Sat., II, 3,187 ss.).

In TF II 17 Petrarca ricorda Aiace Telamonio tra gli eroi greci della guerra di  insieme a Ulisse e Diomede («ne l’altro Aiace, Diomede e Ulisse»). Lo stesso Aiace era già ricordato dal P.  in TF Ia 140 insieme al suo omonimo, Aiace d’Oileo («duo Aiace, e Tideo, e Polinice»).

 Si veda anche RVF CCXXXII, 10-1.