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Scuola Siciliana

Scuola poetica, fiorita nell'Italia meridionale nella seconda metą del secolo XIII, sotto l'čgida dell'imperatore svevo Federico II. I maggiori poeti di questa Scuola, in gran parte notai della cancelleria imperiale, furono Giacomo da Lentini (detto il Notaio e considerato il caposcuola), Guido delle Colonne, Stefano Protonotaro, Pier della Vigna, Iacopo Mostacci, Rinaldo d'Aquino, Giacomino Pugliese e Iacopo d'Aquino (oltre allo stesso Federico II e ai figli Manfredi ed Enzo). Il giudizio espresso su questi rimatori da Dante, che li considera come i pionieri, ormai superati, della poesia volgare italiana (cfr. V.N. XXV 5; D.v.e. I XII 2-4, ma anche, per Giacomo da Lentini, Purg. XXIV 55-57), condiziona la citazione petrarchesca dei "Ciciliani" in TC IV 35-36 "... i Ciciliani, / che fur gią primi, e quivi eran da sezzo". Petrarca, che nella nella Fam. I 1, 6 rievoca le origini della lirica volgare italiana ("quod genus, apud Siculos, ut fama est, non multis ante seculis renatum, brevi per omnem Italiam ac longius manavit"), non fu immune dalle influenza della poesia siciliana, in particolare dei testi del Notaio (come ha documentato Santagata 1985, pp. 100-6).