Torna all'inizio
Guida alla Lettura
indietro<Trame e Personaggi> TC>Sennuccio del Bene Indice del poema
Itinerario trionfale
Testo

Questioni testuali
Vicende compositive
Varianti d'autore
Geografia petrarchesca

Esegesi
Edizioni commentate
Questioni

Biblioteca
Rime estravaganti
Altri testi
Testi non petrarcheschi

Bibliografia

Sennuccio del Bene
(1275 ca. -1349)

Poeta fiorentino di poco più giovane di Dante e di alcuni anni più vecchio di Petrarca, militò nel partito dei guelfi bianchi. Fu camerario del Comune nel 1297. Esiliato, fu a Milano nel 1302 e successivamente ad Avignone, al servizio della Curia Pontificia. Graziato nel 1326, poté fare ritorno in patria. Di lì si recò a Napoli nel 1341-42 e ad Avignone nel '45. Nel '46 fu nominato rettore dell'ospedale di San Bartolomeo al Mugnone, nei pressi di Firenze. Morì nel 1349. Tradizionalmente considerato come uno degli epigoni dello Stilnuovo, figura di transizione tra la scuola del Dolce Stile e la poesia petrarchesca, Sennuccio ebbe forse rapporti personali con Dante, essendo come lui fautore di Arrigo VII (per la morte del quale scrisse la canzone Da poi ch'i' ho perduta ogni speranza) e protetto dei Malaspina di Lunigiana. A Dante infatti viene attribuito il sonetto burlesco Sennuccio, la tua poca personuzza, nel quale Amore risponderebbe alla più celebre canzone di Sennuccio Amor, tu sai ch'i' son col capo cano, dove il poeta parla di un suo innamoramento senile. La critica più recente ha attribuito a Sennuccio un ruolo determinante nell'apprendistato filologico del giovane Petrarca, in quanto oltre ad assegnare alla sua mano una serie di annotazioni del Livio Harleiano, ha visto in lui uno dei principali artefici dell'allestimento del Virgilio Ambrosiano (Billanovich 1994, ma 1999). Questo ruolo viene ad aggiungersi a quello, riconosciuto al poeta fiorentino ormai da tempo, di mediatore tra Petrarca e Boccaccio. Proprio Sennuccio, infatti, avrebbe fatto conoscere a Petrarca, all'epoca del suo viaggio napoletano del 1341, gli scritti del Certaldese (circostanza all'origine del contatto tra RVF 112, diretto a Sennuccio, e Filostrato V 54-55). Sennuccio è inoltre il rimatore con il quale Petrarca scambiò la sua maggiore corrispondenza poetica: oltre al giÓ citato sonetto 112, sono diretti a lui anche i Fragmenta 108, 113, 144 e, forse, 143, nonché la Fam. IV 14 e le disperse Sì come il padre del folle Fetonte (a cui Sennuccio rispose con La bella Aurora, che nel mio orizonte), Sì mi fan risentire a l'aura sparsi, e Quella ghirlanda che la bella fronte. Alcuni studiosi, poi, ritengono possibile che sia il destinatario anche di RVF 25. Autore del sonetto Oltra l'usato modo si rigira, scritto per conto del cardinale Giovanni Colonna in risposta a RVF 266, Sennuccio è anche il dedicatario della prima stesura della canzone 268. Una postilla del "codice degli abbozzi", infine, associa nel nome di Sennuccio i sonetti 287 (in morte del poeta) e 291. In TC IV 37 Sennuccio figura nella schiera dei poeti d'amore.