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Tiberio Sempronio Gracco.

Politico romano (II secolo a. C.), padre dei più famosi tribuni della plebe, Tiberio (162-133) e Caio Gracco (154-121). Il suo nome è legato alle vittorie riportate sui Galli Celtiberi nel 179 e sui Sardi nel 177 (cfr. ps.-Plinio, Vir. ill. 57). Secondo la maggior parte dei commentatori in questo personaggio andrebbe riconosciuto il "solo ... Gracco / di quel gran nido garulo inquieto / che fe' il popol roman più volte stracco" posto da Petrarca in TF I 112-14 (e conseguentemente in TF Ia 59). Secondo altri, invece, potrebbe trattarsi di un omonimo, console nel 215 e nel 213, noto per aver sconfitto il generale cartaginese Annone a Benevento (cfr. Livio XXV 14-16) e ricordato da Petrarca, per la sua morte, in Afr. I 378-80 e, come "Gracchorum omnium clarissimus", in Mem. IV 89. Lo spunto polemico contro la gens gracca che si può cogliere in TF I 112-14 permette in ogni caso di escludere che Petrarca si riferisca a uno dei due tribuni, uccisi nel corso della reazione oligarchica seguita alle loro proposte di riforma agraria. In linea con la maggior parte degli autori classici che riportano le vicende dei Gracchi (cfr. Cicerone, De leg. III 20; Somn. Scip. II 11; Cat. I 1, 3; Valerio Massimo III 2, 17; IV 7, 1; V 3, 2e-f; VI 3, 1d; VII 26; Floro II 2-3; Orosio V 8-9 e 12) Petrarca esprime in vari luoghi delle sue opere un giudizio negativo sui due tribuni, considerati come sediziosi e demagoghi (cfr. Mem. II 24, 1; III 38, 10-11; Rem. I 95, p. 95; Fam. XVIII 1, 31).