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Publio Cornelio Scipione, detto Africano Maggiore
(235-183 a. C.)

Combatté i Cartaginesi in Spagna (210-206) e poi in Africa (204-202) riportando la decisiva vittoria di Zama. Successivamente fu processato in patria per appropriazione indebita e si ritirò in volontario esilio a Linterno, dal 187 alla morte (cfr. Livio XXXVIII 59, 1 e 53, 8; Seneca, Epist. LXXXVI, citato da Petrarca in Fam. II 9, 25). Ricordato da Petrarca per l'amicizia che lo legò a Massinissa in TC II 14, in relazione alla sconfitta di Annibale a Zama in TP 99 e a proposito del luogo del suo esilio in TP 169-71 ("In così angusta e solitaria villa / era il grand'uom che d'Affrica s'appella, / perché prima col ferro al vivo aprilla"), Scipione, a cui Petrarca dedicò anche una delle biografie del Vir. ill. (XXI "De Publio Cornelio Scipione Africano Maiore"), è oggetto di un vero e proprio culto da parte del poeta, come risulta da svariate pagine della sua opera (per es. Afr. V 1-3; Mem. I 2; III 5; Fam. I 2, 21; Sen. II 1, pp. 1058-62). Nel corteo della Fama, Petrarca lo colloca, insieme a Cesare, proprio accanto alla dea (TF I 22-24). I due personaggi sono accostati anche in altri passi petrarcheschi, come ad esempio in Fam. V 3, 6; XII 2, 20; XIX 9, 15; XXIII 11, 10; Sen. IV 1, p. 440; 2, p. 864; Vit.sol. II IX, p. 494. Sempre con Cesare, ma anche con i consoli Marcello e Paolo Emilio, Scipione è celebrato come campione di virtù militari in RVF 104, 9-11, mentre insieme all'Africano Minore e a Bruto è invocato in RVF 53, 37 ("O grando Scipïoni, o fedel Bruto").