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Gneo Pompeo Magno
(106-48 a. C.)

Generale e politico romano. Di famiglia aristocratica, agli inizi della sua carriera sostenne Silla, combattendo contro i partigiani di Mario in Africa e in Sicilia e sconfiggendo in Spagna Sertorio, nel 72. Nominato console nel 70 insieme a Crasso, bonificò il Mediterraneo dai pirati (67) e sconfisse Mitridate VI del Ponto, conquistando a Roma la Siria e la Palestina (66-63). Membro, insieme a Crasso e a Cesare (di cui sposò la figlia Giulia), del primo triumvirato (60), dopo la morte di Crasso cercò, con l'appoggio del Senato, di contrastare le mire monarchiche del suocero. Nella guerra civile che ne seguì fuggì a Durazzo e fu poi sconfitto a Farsalo, in Tessaglia, nel 48. Rifugiatosi in Egitto, venne fatto assassinare a tradimento da Tolomeo XIII (45). Rappresentato in coppia con l'ultima moglie Cornelia in TC III 13-14 e citato come marito di Giulia pochi versi più avanti (TC III 32), P., riprendendo un fortunato topos classico che lo riguardava (cfr. Cicerone, Tusc. I 35, 86; Livio IX 17, 6 - citato in Fam. XVII 3, 30 -; Lucano VIII 27-31), è compianto da P. per aver offuscato una vita illustre con una fine ingloriosa in TF I 90-94; Fam. III 10, 11; VI 3, 22; Coll. Scip. 22 e Gest. Ces. 21, 36. In relazione alla sconfitta di Farsalo P. è citato anche in TF Ia 30, in TP 73-74 (dove è designato come genero di Cesare) e in RVF 44, 1-4 (dove compare ugualmente come il marito della figlia del dittatore). La vicenda della consegna a Cesare, da parte di Tolomeo XIII, dell"onorata testa" di P. è rievocata in RVF 102, 1-4. Infine, un episodio di clemenza di P. nei confronti di Cesare (noto a P. attraverso Lucano VI 300-1 e del quale il poeta parla anche in Fam. III 3, 8) sembra adombrato in RVF 103, 9-11 ("Mentre 'l novo dolor dunque v'accora, / non riponete l'onorata spada, / anzi seguite là dove vi chiama").