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Piramo e Tisbe

Coppia mitologica babilonese. La tradizione narra che i due giovani, costretti a vedersi in segreto a causa del divieto dei genitori, si diedero appuntamento presso un gelso che cresceva fuori dalle mura della città. Lì P., trovando il velo insanguinato di T. con il quale un leone si era pulito le fauci, credette che l'amata fosse stata sbranata dalle fiere e si uccise. Sopraggiunta poco dopo, anche T. si tolse la vita davanti al corpo esanime del giovane. In ricordo dei due amanti i fiori del gelso, che allora erano bianchi, si tinsero di rosso (cfr. Ovidio, Met. IV 55-166; Servio, in Ecl. VI 22; Ausonio, Cup. cr. 37-39; Dante, Purg. XXVII 37-39; Boccaccio, A. V. XX 43-88). La vicenda della coppia, citata in TC III 20 ("vedi Piramo e Tisbe inseme a l'ombra"), è rievocata da P. anche in Afr. VI 65-69; Rem. I 69 (Prose, p. 622) e nella dispersa Sì come il padre del folle Fetonte 7-8 ("... per Tisbe tinse il bianco moro / Piramo del suo sangue immazi al fonte").