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Paride

Personaggio mitologico, figlio di Priamo, re di Troia, e di Ecuba. Cresciuto in mezzo ai pastori dopo esser stato abbandonato dai genitori (ai quali era stato predetto che avrebbe causato la rovina di Troia), P. fu scelto come giudice da tre dee, Giunone, Minerva e Venere, per stabilire quale di esse fosse la più bella. Assegnato il pomo della vittoria a Venere, P. ebbe in ricompensa l'aiuto della dea nel rapimento di Elena, moglie di Menelao. Nella guerra di Troia, scoppiata in seguito a quel fatto, P. uccise Achille e fu ucciso da Filottete. Citato in relazione al ratto di Elena in Fam. XXIV 10, 104-6 ("ius fractum hospitii dum memoras dolii / pastoris frigii, nil Nerei minis / pacatum Paridi vaticinantibus") e come amante di Elena e oggetto dell'amore di Enone (la ninfa che aveva amato l'eroe durante la sua vita di pastore, per cui cfr. Ovidio, Her. V ["Oenone Paridi"]; Rem. am. 457-58; R. Rose 13185-98; Boccaccio, A.V., XXVII 46-48) in TC I 135-141 ("Poi vèn colei ch'à 'l titol d'esser bella. / Seco è 'l pastor che male il suo bel volto / mirò sì fiso, ond'uscÓr gran tempeste, / e funne il mondo sotto sopra vòlto. / Odi poi lamentar fra l'altre meste / Oenone di Parì ..."), P. è ricordato come causa delle sventure di Troia in RVF 255, 7 ("né il pastor di ch'ancor Troia si dole"). Insieme a Enone, infine, P. è citato in Afr. V 59-62.