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Lucio Papirio Cursore

Politico e condottiero romano (IV secolo a. C.). Più volte console durante la seconda guerra sannitica (327-304) e dittattore nel 325, prese il soprannome di Cusore dalla straordinaria velocità della sua corsa, unanimemente attestata dalle fonti antiche (cfr. Livio IX 16, 13; ps.-Plinio, Vir. ill. 31, 1). È dunque senz'altro a Papirio che Petrarca allude in TF I 94-96: "... E vidi poi / quel che da l'esser suo destro e leggiero / ebbe nome...", sebbene i primi commentatori (Ilicino, Vellutello, Gesualdo, Daniello) abbiano inspiegabilmente pensato a Silla. A questa prerogativa di Papirio Petrarca fa riferimento, del resto, in altri luoghi: Vir.ill. XII ("De Lucio Papirio Cursore"), 10; Afr. III 531-32; Sen. IV 1, p. 438. Con nome e soprannome, infine, Papirio è citato in TF Ia 28. La fama della sua inflessibilità in fatto di disciplina militare (a cui Petrarca fa riferimento in Vir. ill. XII 1; 4; 10; 12 e Fam. XXII 14, 43) è legata ad un episodio occorso durante la sua dittatura (cfr. Vir. ill. XII 2-3 e Fam. XXII 14, 42), quando solo l'intercessione popolare riuscì a salvare il suo subordinato Fabio Rulliano, da lui condannato a morte per aver combattuto i Sanniti senza aspettare il suo ordine (cfr. Livio VIII 29-35; Valerio Massimo II 7, 8; Frontino, Strat. IV 1, 39).