Torna all'inizio
Guida alla Lettura
indietro<Trame e Personaggi> TC>Ovidio Indice del poema
Itinerario trionfale
Testo

Questioni testuali
Vicende compositive
Varianti d'autore
Geografia petrarchesca

Esegesi
Edizioni commentate
Questioni

Biblioteca
Rime estravaganti
Altri testi
Testi non petrarcheschi

Bibliografia

Publio Ovidio Nasone
(43 a. C. - 17/18 d. C.).

Poeta latino. Considerato come uno dei maggiori elegiaci latini insieme a Catullo, Tibullo e Properzio, Ovidio esordì come poeta erotico nel 20 a. C., pubblicando gli Amores, una raccolta di elegie in 5 libri, poi ridotti a 3. Ad essa seguirono le Heroides, una silloge di epistulae (tale era forse il titolo originale) di eroine storiche e mitologiche ai propri amanti (16/15 a. C.). Nei primi anni dell'era volgare pubblicò il poema in tre libri Ars amatoria (1 a. C.-1 d. C), i 407 distici dei Remedia amoris e il trattatello Medicamina facei. Le sue opere maggiori, che si iscrivono all'interno del programma ideologico augusteo, furono i poemi delle Metamorfosi e dei Fasti, l'uno scritto in esametri e cominciato nel 3 d. C., l'altro scritto in distici elegiaci e rimasto interrotto al sesto libro. All'ultimo periodo della vita di Ovidio (esiliato da Augusto, per ragioni ignote, sul Mar Nero nell'8 d. C.) risalgono la raccolta elegiaca, in 5 libri, Tristia (9-12 d. C.), i 4 libri delle Epistulae ex Ponto e i poemetti Ibis e Halieutica. A Ovidio, autore anche della tragedia Medea, andata perduta, sono state attribuite l'elegia Nux e la Consolatio ad Liviam, poi riconosciute apocrife. Conosciute e ammirate durante tutto il Medioevo, le opere di Ovidio, soprattutto le Metamorfosi, prestarono a Petrarca quasi tutto il bagaglio mitologico classico esibito nei Triumphi e nei RVF (si pensi, ad esempio, alla canzone 23) e in particolare il mito di Apollo e di Dafne (Met. I 452-567), assunto nei Fragmenta ad emblema della personale vicenda poetica e sentimentale di Petrarca. Ricordato in svariati luoghi dell'opera petrarchesca, con toni che oscillano tra l'ammirazione nei confronti della sua poesia e la censura dei suoi costumi corrotti (cfr. BC X 188-91; Mem. II 20, 2; Vit. sol. II XII, p. 532; Fam. XXIV 1, 6; Sen. II 1, p. 1050; III 4, p. 856), Ovidio è citato insieme a Catullo, Tibullo e Properzio in TC IV 22-24, TF IIa 82-84; Fam. IX 4, 14; Rem. I 69 (Prose, p. 626). L'associazione di questi poeti (ma con Cornelio Gallo al posto di Catullo) discende direttamente da tre passi ovidiani: Rem. am. 763-66; Trist. IV 10, 51-54 e V 1, 17-19. Senza Tibullo, ma ancora con Catullo e Properzio, Ovidio è citato anche in Epyst. III 30, 19-21 e Rem. II 125, p. 245.