| Guida alla Lettura |
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Orfeo
Poeta mitologico greco, originario della Tracia, figlio di Eagro e di una driade (o secondo una tradizione più tarda, di Apollo e della musa Calliope). Ricevette la cetra in dono da Mercurio, suo inventore. Capace di ammansire, con la soavità del suo canto, le bestie feroci, nonché di muovere i sassi e le piante e di arrestare il corso dei fiumi, partecipò secondo Stazio (Theb. V 344) alla spedizione degli Argonauti. Virgilio (Georg. IV 454-527) e Ovidio (Met. X 1-85) raccontano che grazie alle sue doti di musico e di poeta ottenne da Persefone, custode degli Inferi, il permesso di ricondurre in vita la moglie Euridice, a patto che non si voltasse indietro a guardala finché non fossero usciti dal regno dei morti. Dopo aver perduto definitivamente Euridice per aver violato le condizioni imposte da Persefone, Orfeo trascorse vita celibe e misogina, attirandosi l'odio delle Baccanti che finirono per sbranarlo e gettarne le membra nel fiume Ebro (Virgilio, Geor. IV 454-527; ps.-Virgilio, Culex 268-94; Ovidio, Met. XI 1-85 e XI 1-66). Petrarca rievoca il mito di Orfeo e di Euridice, senza mai far riferimento alla tragica morte del poeta, in molteplici luoghi delle sue opere: Afr.VI 55-56; Secr. III, p. 172; Fam. XII 9, 5; Sen. IX 1, p. 941; XV 3, pp. 1034-35, e soprattutto RVF 332, 51 e TC IV 13-15 ("vidi colui che sola Euridice ama, / e lei segue a l'inferno, e, per lei morto, / con la lingua già fredda ancho la chiama"). Lo stesso mito è leggibile, in filigrana, nell'ultima 'metamorfosi' della canzone 323 (vv. 61-71). Insieme ad Omero Orfeo è citato in TC IV 93 e con Omero e Virgilio in RVF 187, 9-10. In Vit. sol. II XII, p. 528, inoltre, Orfeo è ricordato come predecessore di Omero insieme a Lino e Museo: la terna dei poeti mitici deriva, probabilmente, da un paio di luoghi agostiniani (De civitate Dei XVIII XIV e XXXVII) e dal commento tomistico alla Metafisica di Aristotele (I lect. IV 83). Per la dolcezza suadente del suo canto, infine, Orfeo è menzionato in Fam. VIII 10, 25; BC X 147-51; Epyst. III 15, 1-4.
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