Torna all'inizio
Guida alla Lettura
indietro<Trame e Personaggi> TC>Omero Indice del poema
Itinerario trionfale
Testo

Questioni testuali
Vicende compositive
Varianti d'autore
Geografia petrarchesca

Esegesi
Edizioni commentate
Questioni

Biblioteca
Rime estravaganti
Altri testi
Testi non petrarcheschi

Bibliografia

Omero

Massimo poeta greco, padre della poesia epica occidentale, in quanto autore presunto dell'Iliade e dell'Odissea. Un fitto mistero avvolge da sempre la figura di questo poeta, del quale neanche gli antichi conobbero con certezza né l'epoca in cui visse (secondo alcuni al tempo della guerra di Troia, cioè nel XII secolo a. C., secondo altri nel IX o nel VII secolo), né la patria (l'isola di Chio nell'Egeo, o, più probabilmente, la città di Smirne sulla costa ionica dell'Asia Minore). Descritto dalla tradizione come rapsodo professionista, cieco e una volta in gara con Esiodo, Omero è stato oggetto, insieme ai poemi a lui attribuiti, di studi e discussioni secolari, noti nel loro complesso con il nome di "questione omerica". Le differenze esistenti tra Iliade e Odissea hanno alimentato le ipotesi più disparate: mentre, infatti, i grammatici alessandrini (i cosiddetti chorízontes, cioè 'separatisti') ritennero opera di Omero la sola Iliade, attribuendo l'Odissea ad un imitatore del poeta, più verosimilmente Aristarco di Samotracia e l'anomino autore del trattato Del Sublime assegnarono la composizione del poema odissiaco ad un secondo tempo della vita di Omero. Nel XVIII secolo, poi, Giambattista Vico formulò la tesi, oggi respinta, secondo la quale i due poemi erano un conglomerato di canti, opera di molti autori, e Omero un poeta fittizio, semplice flatus vocis. I due poemi, che nel corso della loro secolare tradizione orale subirono interpolazioni, rimaneggiamenti e ammodernamenti linguistici, conobbero la loro prima versione scritta ad Atene, al tempo di Pisistrato, nel VI secolo a. C. Come per numerosi altri testi di età classica, anche per l'Iliade e l'Odissea la perdita di molti anelli nella catena della tradizione manoscritta non ha permesso ai filologi di risalire nella ricostruzione del testo più indietro dell'età ellenistica. Nell'Occidente medievale l'ignoranza della lingua greca non consentì la conoscenza diretta dei poemi omerici, che furono noti a Dante solo di seconda mano, attraverso le citazioni e i giudizi espressi su di essi da alcuni scrittori latini, come Orazio, Cicerone, Seneca, Paolo Orosio, ed altri. Il giudizio lusighiero formulato da Dante, sulla scorta di questi autori, a proposito del padre della letteratura greca (cfr. Purg. XXII 101-2 "... quel Greco / che le Muse lattar più ch'altri mai...") appare sostanzialmente condiviso da Petrarca, che definisce Omero "poetarum princeps" in Coll. laur. 10, 17; Secr. III, p. 180; Fam. III 18, 6 e IV 15, 8 (cfr. Dante, Inf. IV 88 "poeta sovrano"). Dedicatario della Fam. XXIV 12 e lodato in Mem. II 25; BC X 64-73 e Afr. IX 131-289, Omero è citato in vari luoghi del Canzoniere e dei Triumphi, ora in coppia con Orfeo (cfr. TC IV 93), ora con Virgilio (cfr. RVF 186, 1; 247, 10 - dove i due poeti sono indicati con i nomi delle loro città natale, cioè Mantova e Smirne -; TF III 10-17 e IIa 51), ora insieme ad entrambi (cfr. RVF 187, 9-10). In Vit. sol. II XII, p. 538 è definito "poetarum patrem" ed è ricordato insieme ai suoi predecessori, Orfeo, Lino e Museo. Nel 1354 Petrarca entrò in possesso di un codice greco dei poemi omerici, donatogli da Nicola Sygeros (che il poeta ringraziò nella Fam. XVIII 2). Per nulla intimorito dal fatto che Dante avesse dichiarato impraticabile una traduzione dei due poemi classici, perché "nulla cosa per legame musaico armonizzata si può della sua loquela in altra trasmutare senza rompere tutta sua dolcezza e armonia" (Conv. I VII 14-15), nel 1359 Petrarca promosse, con l'aiuto di Giovanni Boccaccio, una traduzione latina delle due opere, traduzione della quale si parla in Var. 25; Sen. III 6; V 1 e VI 2. Affidata a Leonzio Pilato, la versione dell'Iliade, trasmessa dall'attuale ms. Par. lat. 7880 1 e 2, fu condotta a termine nel 1365-66, mentre la versione dell'Odissea rimase incompiuta a causa dell'abbandono del traduttore (cfr. Nolhac 1907, II, pp. 129-33 e 156-88; Weiss 1958, pp. 85-93).