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Mida

Mitico re frigio. Mosso da insaziabile avidità, ottenne da Dioniso il dono di poter trasformare in oro tutto ciò che toccava. Non potendo, però, più nutrirsi, fu costretto a rinunciare a quel potere (cfr. Ovidio, Met. XI 85, 145; Servio, in Aen. X 142; Fulgenzio, Mit. II 10; Dante, Purg. XX 106-8). Petrarca rievoca il mito in Fam. VI 1, 9; Sen. VI 8, p. 615; mentre un altro aneddoto sulla ricchezza di Mida, tramandato da Cicerone, De div.I 36, 78 e II 31, 66 e da Valerio Massimo I 6, ext. 2, è riportato dal poeta in Mem. IV 98. Petrarca lo cita come paradigma di ingordigia, insieme a Crasso e in cotrapposizione ai morigerati Manio Curio Dentato e Caio Fabrizio Luscino in Fam. VII 3, 7 e TF I 55-57.