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Lucrezia

Matrona romana, moglie di Collaltino (VI secolo a. C.). Non sopportando il disonore di esser stata violentata da Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo, si tolse la vita, provocando così la rivolta che cacciò i Tarquini da Roma (cfr. Livio I 57-58; Ovidio, Fasti II 721-852). Sulle orme di Valerio Massimo VI 1, 1 Petrarca l'adduce quale esempio di onestà e di pudicizia in svariati passi delle sue opere: RVF 260, 9-10; 262, 9-11; 360, 100; TP 132; Afr. III 684-732; VIII 919-20; Fam. II 15, 1; VI 2, 7; XXI 8, 24; Vir. ill.V 1; Rem. I 74, pp. 81-82. L'unica menzione negativa dell'eroina romana è in Rem. II 115, p. 232, passo che risente probabilmente dell'influenza di Agostino, De civ. I 19, il quale condanna Lucrezia per il suo suicidio. L'accostamento con Penelope in TP 132-33 è dovuto, forse, a un suggerimento di ps.-Girolamo, Epist. XXXVI 9 (PL XXX, col. 264) oppure di Alano di Lille, De planctu (PL CCX, col. 473) oppure di R.Rose 8574-81 e 8621-22. Le due donne compaiono insieme anche in Rem. I 72, p. 80.