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Guido Guinizzeli

Poeta bolognese, tradizionalmente considerato uno dei maggiori rappresentanti della poesia tosco-emiliana anteriore allo Stilnuovo (1230 ca. -1276). Figlio del giudice Guinizzello da Magnano e di un'esponente della famiglia Ghisilieri, esercitò la professione forense dal 1266 al 1270. Seguace del partito ghibellino dei Lambertazzi, nel 1274 rimase coinvolto nelle lotte tra fazioni che portarono al potere della città emiliana i guelfi Geremei. Costretto a riparare a Monselice con la moglie Bice della Fratta e il figlio Guiduccio, morì prima del 14 novembre 1276 (data a cui risale un documento che affida alla vedova la tutela del figlio minorenne). Di Guinizzelli, attivo come poeta tra gli anni 1265 e 1276, restano una ventina di componimenti (5 canzoni e 15 sonetti), a cui vanno aggiunti due frammenti, attestati unicamente dal Reggimento e costumi di donna di Francesco da Barberino, nonché tre canzoni sulla cui attribuzione al Bolognese esistono però alcuni dubbi (In quanto la natura, Con gran disio pensando lungamente, Donna, lo fino amore). In assenza di riscontri cronologici interni, la produzione poetica guinizzelliana può essere verosimilmente ordinata assegnando ad una prima fase di attività i testi d'ispirazione guittoniana e siculo-toscana e a un secondo momento le rime, per così dire, prestilnoviste. Al primo tempo della produzione di Guinizzelli appartengono le canzonette in settenari Donna, l'amor mi sforza e Lo fin pregi' avanzato, i sonetti Gentil donzella, di pregio nomata, Lamentomi di mia disaventura, Sì sono angostioso e pien di doglia e Madonna mia, quel dì ch'Amor consente, nonché i componimenti 'morali' Pur a pensar mi par gran meraviglia e Fra l'altre pene maggio credo sia. Alla fase posteriore risalgono, invece, le canzoni composte di endecasillabi e settenari, i sonetti incentrati sulla motivo della lode dell'amata, quelli costruiti su temi pre-cavalcantiani e quelli impostati sul registro comico-realistico (Volvol te levi, vecchia rabbiosa, Chi vedesse a Lucia un var capuzzo). Partito, dunque, da posizioni guittoniane (come attesta, del resto, il sonetto diretto al maestro aretino, O caro padre meo, de vostra laude), Guinizzelli se ne distacca fino al punto di diventare il bersaglio, seppur innominato, di un sonetto dello stesso Guittone (S'eo tale fosse, ch'io potesse stare). Ritenuto un innovatore dai suoi stessi contemporanei (come dimostra il sonetto, a lui diretto, Voi ch'avete mutata la maniera di Bonagiunta Orbicciani), il primo Guido è autore della canzone Al cor gentil rempaira sempre Amore, considerata il manifesto teorico-poetico dello Stilnuovo. A questo testo, citato due volte nel De vulgari eloquentia (I IX 3 e II V 4), Dante rende esplicito omaggio nel sonetto Amor e 'l cor gentil sono una cosa (V.N. XX) e in Inf. V 100 ("Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende"). Considerato da Dante come un maestro (Purg. XXVI 91-99; D.v.e.I XV 6; Conv.IV XX 7), Guinizzelli è citato da Petrarca soltanto in TC IV 34, dove, forse per effetto della suggestione di Purg XI 97-98 ("così ha tolto l'uno all'altro Guido / la gloria della lingua") è associato a Guido Cavalcanti: "ecco i duo Guidi che già fur in prezzo". La sua influenza sulla poesia di Petrarca è stata studiata soprattutto da Suitner 1977, pp. 23-38.