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Guido Cavalcanti

Poeta fiorentino, nonché uno dei maggiori esponenti, insieme a Dante, della scuola stilnovista (1250 ca.- 1300). Nato da famiglia guelfa di recente nobiltà, negli anni giovanili si dedicò a studi filosofici e fu probabilmente discepolo di Brunetto Latini. Sposatosi con Bice degli Uberti, figlia del ghibellino Farinata, ebbe da lei almeno due figli, Tancia e Andrea. Nel 1280 fu tra i fideiussores della pace del cardinal Latino, mentre nel 1284 entrò a far parte del Consiglio Generale del Comune di Firenze. In seguito alla promulgazione dei primi Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella, nel 1293 si vide precluso, in quanto cavaliere appartenente a famiglia magnatizia, l'accesso alle cariche pubbliche, situazione che restò sostanzialmente invariata con l'uscita, due anni più tardi, dei secondi Ordinamenti. Protagonista di alcune memorabili rivalità, come quella coi Buondelmonti, nemici di famiglia, o quella, ancor più celebre, che lo contrappose a Corso Donati, capo della fazione dei Neri (che tentò di assassinarlo durante un suo viaggio in Galizia, al santuario di San Iacopo di Compostella), Cavalcanti prese parte alla sanguinosa rissa tra Bianchi e Neri del 24 giugno 1300. Colpito dalla pena del confino comminata in quella circostanza dai Priori di Firenze (tra i quali lo stesso Dante) ai capi delle due fazioni, Cavalcanti si recò a Sarzana, dove cadde gravemente ammalato. Richiamato a Firenze, vi morì il 29 agosto 1300. Scrisse un canzoniere (composto da 1 mottetto, 2 canzoni, 2 stanze isolate di canzone, 11 ballate e 36 sonetti) nel quale un posto di rilievo hanno i testi di corrispondenza scambiati con Guittone (accusato d'insipienza filosofica in Da più a uno face un sollegismo) e con Dante. Con quest'ultimo pare che Cavalcanti stringesse amicizia quando rispose al primo sonetto della Vita Nova, il prosimetro che gli fu poi dedicato. Protagonista, insieme al suocero Farinata e al padre Cavalcante, del celebre episodio del "canto degli eretici" (Inf. X) - forse a causa della filigrana averreoista della sua più celebre canzone, Donna me prega, per ch'eo voglio dire -, Cavalcanti, che in D.v.e. I XIII 3 è assunto nell'eletta schiera dei poeti toscani che attinsero alla "vulgaris excellentiam" e in Purg. XI 97-8 è presentato come colui che tolse al primo Guido (Guido Guinizzelli) "la gloria de la lingua", esercitò sulla poesia petrarchesca una discreta influenza (studiata soprattutto da Suitner 1977, pp. 45-63 e Pelosini 1992). Petrarca, che rende omaggio al poeta fiorentino citando l'incipit di Donna me prega in RVF 70, 20, rappresenta Cavalcanti in coppia con Guinizzelli in TC IV 34 "ecco i duo Guidi che già fur in prezzo".