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Marco Furio Camillo

Generale romano, morto nel 365 a. C. Nel 396 riportò numerose vittorie sugli Equi, i Volsci e gli Etruschi, ai quali strappò la città di Veio dopo un lungo assedio. Ingiustamente accusato di essersi appropriato del bottino di guerra, si ritirò in esilio ad Ardea, donde fu richiamato con il titolo di dittatore nel 389 per cacciare da Roma i Galli di Brenno (cfr. Livio V 32, 6-9 e 43-49; VII 1, 9-10; Valerio Massimo IV 1, 2 e V 3, 2a; ps.-Plinio, Vir. ill. 23; Dante, Mon. II V 12). Titolare di una biografia di Vir. ill. (VIII "De Marco Furio Camillo"), l'antico generale romano è ricordato da Petrarca in molte sue opere (cfr. Rem. II 66, p. 182; 67, p. 183; Fam. II 3, 13; IX 13, 11; X 1, 16; XI 5, 6; 12, 5; XIII 4, 12; Misc. 12, 68-76; Epyst. III 29, 89-92; Inv. mal. 11 e TF I 59-63). In TF Ia 52-54 si allude al celebre episodio della guerra contro Brenno, che vide Camillo dappriama opporsi al pagamento del riscatto chiesto dai Galli per sciogliere l'assedio di Roma e, successivamente, condurre un'incursione nel campo nemico per riconquistare le insegne romane catturate dai Galli.