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Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore

Generale romano (275 ca.-203 a. C.). Di famiglia aristocratica, ricoprý cinque volte la carica di console. Dopo la disfatta dei romani al Trasimeno ad opera dell'esercito cartaginese, assunse il titolo di dittatore, per aver mano libera nella conduzione della guerra (217). Evitando lo scontro diretto con le truppe di Annibale, mise in opera una tattica di logoramento del nemico che gli valse, da parte del senato, l'appellativo sprezzante di Temporeggiatore (Cunctator), malgrado i buoni risulati che ne seguirono (riconquista di Taranto nel 209). Si oppose al progetto di Scipione Africano di trasferire la guerra in Africa (cfr. Livio XXII 12-15 e XXX 26, 7-9; Valerio Massimo III 8, 2; ps.-Plinio, Vir. ill. 14, 6 e 43, 2). Le gesta militari del Temporeggiatore, dedicatario della biografia Vir.ill. XVIII ("De Quinto Fabio Massimo Cunctatore"), sono rievocate da Petrarca in TF I 50-51; Ia 35-36; Afr.I 371-77. La sua longevitÓ (di cui parlano Livio XXX 26, 7; Valerio Massimo VIII 13, 3; Plinio il Vecchio VII 48, 156) Ŕ ricordata in Fam. VI 3, 21.