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Ercole (o Eracle o Alcide)

Eroe mitologico greco, figlio di Zeus e di Alcmena, moglie di Anfitrione. Cresciuto a Tebe, sposò la figlia di Creonte Megara, che poi uccise insieme ai figli in un raptus di follia. Per ordine dell'oracolo di Delfi fu messo al servizio del cugino Euristeo, che gli impose la realizzazione di dodici imprese eccezionali (le dodici fatiche). Le fonti classiche gli attribuiscono molte storie d'amore, la più importante delle quali è quella con Iole, che rese gelosa la moglie Deianira. Questa, credendo di riconquistarlo, gli donò la camicia intrisa del sangue venefico del centauro Nesso, provocandone la morte (Ovidio, Met. IX 1-272; Seneca, Herc. Oet.). Per Iole (o per Onfale, protagonista di un episodio simile) E. si ridusse a vestire abiti femminili e a filare lana (Properzio III 11, 17-20; IV 9, 45-50; Ovidio Her. IX ["Deianira Herculi"]; Ars II 217-21; Fulgenzio, Mit. II 2; Myth. Vat. III 13, 1; Lattanzio, Div. Ist. I 9 [PL VI, col. 159]; R. Rose 9161-72; Dante, Par. IX 101-2; Boccaccio, A.V. XXVI), episodio ricordato da P., oltre che in BC III 48 e Rem. I 69 (Prose, p. 622), nella biografia di Vir. ill. XII ("De Hercule"), p. 135. Presente nel corteo dei prigionieri di Amore in TC I 125, E. compare insieme ad altri due condottieri tebani, Bacco ed Epaminonda, in TF II 16 e Rem. I 15, p. 20 ("Liber pater atque Hercules tam famosi ... Thebanus Epaminundas"). Sempre con Bacco ed Epaminonda è paragonato a Pompeo in TF I 93 e insieme a Teseo è ricordato per la guerra contro le Amazzoni e la conquista di Menalippe (sorella di Ippolita, poi moglie dell'eroe attico) in TF II 88-93. In TF Ia 133-34 E. è citato a proposito di una delle sue dodici fatiche, cioè la discesa agli Inferi, compiuta per catturare il cane Cerbero. In altri scritti, sulla scorta della celebre favola dell'eroe al bivio, narrata per la prima volta da Prodico e riferita da Senofonte (Memor., II I 21-22) e da Cicerone (De off. I 32, 118), P. presenta questo personaggio come l'eroe saggio, che preferisce l'arduo sentiero della virtù alla via del piacere (Vit. sol. I IV, p. 332 e II XIII, p. 550), il campione di una "virtus indomita" (Fam.XIII 4, 10), che "fame alis celi, ut ferunt, summa conscenderit" (Fam. XVIII 14, 2).