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Epaminonda

Generale e politico tebano (420 ca.-362 a. C.). Conquistò alla sua città l'egemonia sulla Grecia, sconfiggendo gli Spartani a Leuttra nel 371. Successivamente, invase il Peloponneso e organizzò la rivolta degli Iloti in Messenia, dove fondò la colonia antispartana di Messene. Nel 364 condusse una spedizione navale contro Atene, provocando così la nascita della coalizione spartano-ateniese, che nel 362 sconfisse i Tebani a Mantinea, dove Epaninonda fu ucciso. Lodato dagli antichi per le sue virtù morali, oltre che per le sue doti di stratega (cfr. Cicerone, Tusc. II 24, 59; De fin. II 30, 97; Valerio Massimo III 2, ext. 5; 7, ext. 5; Giustino VI 8), Epaminonda è ricordato da Petrarca in Mem. I 7; Rem. I 7, p. 12; 15, p. 20; 23, p. 31; Fam. XIII 4, 18; XV 14, 17; Sen. IV 1, p. 438; XIV 1, p. 78 e insieme ai tebani Bacco ed Ercole in TF I 93 e II 16. Insieme ad altri importanti condottieri greci, Leonida, Milziade e Temistocle, ritorna in TF Ia 154-56; Sen. IV 1, p. 439; Fam. XIII 4, 18 (con Filopemene al posto di Milziade).