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Enea

Leggendario eroe troiano, figlio di Anchise e di Venere, genero di Priamo. Nell'Eneide, il poema a lui dedicato da Virgilio, si racconta che alla caduta di Troia (XIII secolo a. C.) fuggì con il padre, il figlio Ascanio e un gruppo di compagni, approdando ai lidi del Lazio dopo varie peregrinazioni (tra le quali un lungo soggiorno alla corte cartaginese di Didone). Sposata Lavinia, figlia del re Latino, vinse in guerra il re dei Rutuli Turno. Fondò la città di Lavinio, dando origine alla stirpe da cui sarebbero discesi Romolo e Remo, fondatori di Roma. Insieme alle due mogli, cioè Creusa, morta durante la fuga da Troia, e Lavinia, Enea è ricordato da Petrarca in TC I 106-8 ("L'altro è colui che pianse sotto Antandro / la morte di Creusa, e 'l suo amor tolse / a que' che 'l suo figliuol tolse a Evandro"); insieme a Didone, invece, in TP 12 e 156. Con un accostamento già presente in Virgilio, Aen. XI 285-92 e XII 439-40; Dante, Inf. IV 122 e poi in Boccaccio, A.V.VII 67-75, Enea compare in coppia con Ettore in TF II 10 ("i duo chiari troiani ...") e in Inv. mal. 11. In virtù del viaggio oltremondano, compiuto dall'eroe con la guida della Sibilla Cumana per incontrare il padre Anchise nei Campi Elisi (cfr. Aen. VI), Enea è posto in TF Ia 133-35 nell'eletta schiera di "... color ch'andaro al regno stigio: / Hercole, Enea, Theseo, ed Ulisse, / e lasciār qui di fama tal vestigio".