| Guida alla Lettura |
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Manio Curio Dentato
Console romano, morto nel 240 a. C. Vincitore dei Sanniti, dei Sabini, dei Lucani e dei Galli Senoni, sconfisse nel 275 a Benvento il re dell'Epiro Pirro. La proverbiale frugalità di Curio, che rifiutò, fra l'altro, i doni a lui offerti dai Sanniti (cfr. Cicerone, De sen. XVI 55; Valerio Massimo IV 3, 5; Seneca, Cons. ad Helviam X 8; Plinio il Vecchio XIX 26, 87; ps.-Plinio, Vir. ill. 33), è ricordata da Petrarca in Epyst. II 18, 45; III 29, 62-65; Fam. III 7, 6; Sen. XV 3, pp. 1033-34, oltre che nella biografia a lui dedicata (Vir. ill. XIII "De Marco Curio Dentato") e in TF I 55-56. In quest'ultimo luogo (come del resto anche in TF Ia 29; Rem. I 37; Fam. IV 8, 4 e IX 11, 8) Curio è citato in coppia con Caio Fabrizio Luscino, anch'egli celebre per la sua morigeratezza, secondo una consolidata tradizione letteraria (cfr., ad esempio, Cicerone, De sen. VI 15; De am. V 18; Par. stoic. I 2, 12; Orazio, Carm. I 12, 40-41; Lucano X 152; Floro I 13, 21-22; Girolamo, Adv. Iov.II 11 (PL XXIII, col. 301); Dante, Conv. IV V 13). In Fam. VII 3, 7 e in TF I 55 Curio e Fabrizio sono contrapposti a due exempla topici di avidità, quali Mida e Crasso.
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