Torna all'inizio
Guida alla Lettura
indietro<Trame e Personaggi> TC>Dante Indice del poema
Itinerario trionfale
Testo

Questioni testuali
Vicende compositive
Varianti d'autore
Geografia petrarchesca

Esegesi
Edizioni commentate
Questioni

Biblioteca
Rime estravaganti
Altri testi
Testi non petrarcheschi

Bibliografia

Dante Alighieri

Poeta fiorentino (1265-1321). Iscritto all'Arte dei Medici e degli Speziali (1295), partecipò alla vita pubblica di Firenze come guelfo bianco, ricoprendo la carica di Priore nel maggio-giugno del 1300. Dopo il colpo di mano che portò al governo la fazione dei Neri, si ridusse in esilio insieme ad altri suoi concittadini, tra i quali Petracco di Parenzo, padre di Petrarca (1301). Trascorse il resto della vita ospite di alcune corti signorili dell'Italia Centro-Settentrionale, tra le quali la corte veronese di Bartolomeo e Cangrande della Scala, quella dei Malaspina di Lunigiana e quella dei Da Polenta di Ravenna. Oltre ai giovanili Fiore e Detto d'amore, due poemetti riconosciuti come autentici solo da una parte della critica, l'elenco delle opere di Dante comprende la Vita Nova, prosimetro che raccoglie e commenta in forma di racconto alcune delle sue rime per Beatrice (1294); i 4 trattati dottrinari del Convivio (1304-7); i trattati latini De vulgari eloquentia (1303-4) e Monarchia (1313-1318) - quest'ultimo scritto in occasione della discesa in Italia dell'imperatore Arrigo VII; due Ecloghe latine dirette a Giovanni del Virgilio (1319-20); la dissertazione filosofica Questio de aqua et terra (1320); tredici epistole latine e la Commedia, poema in terzine diviso in tre cantiche, Inferno (1306/7-14), Purgatorio (1314-16) e Paradiso (1316-21). La questione del rapporto di Petrarca con la poesia del suo grande predecessore (incontrato, forse, a Pisa nel 1311) rappresenta uno dei temi più discussi dalla critica petrarchesca. I pochi interventi del poeta su questo argomento (contenuti nelle epistole Fam. XXI 15 e Sen. V 2) risultano intessuti di mistificazioni e di reticenze, che rivelano l'imbarazzo di Petrarca nell'ammettere il suo debito verso la poesia di Dante. Entrambe le lettere ricordate (risalenti, rispettivamente, al 1359 e al 1364/65) sono dirette a Giovanni Boccaccio, cioè a colui che, tra il 1351 e il 1353, aveva regalato a Petrarca l'unico esemplare della Commedia (oggi codice Vaticano latino 3199) che risulta essere entrato nella sua biblioteca. Il ruolo di catalizzatore delle riflessioni petrarchesche su Dante, svolto da Boccaccio, è confermato dalla stessa Fam. XXI 15: questa lettera, nella quale Petrarca afferma di aver deliberatamente evitato in gioventù di leggere il poema dantesco, non per invidia, ma per non subire la potente suggestione di quella poesia, era stata scritta infatti dopo che Boccaccio gli aveva spedito in lettura il suo Trattatello in laude di Dante. Oltre che nei numerosi e precisi riscontri testuali, portati alla luce dalle affinate competenze filologiche dei moderni esegeti (cfr., per esempio, Scarano 1898, pp. 290-335; Serra 1927, pp. 86-100; Feo 1973; Trovato 1979; Giunta 1993), l'influenza di Dante su Petrarca emerge nella genesi e nella concezione stessa del Canzoniere e dei Trionfi, il primo largamente debitore, sul piano ideologico e narrativo, di quella specie di Canzoniere per Beatrice che è la Vita Nova; gli altri indubbiamente dipendenti dalla Commedia, sia per l'impianto allegorico della visione, sia per il metro adottato, sia, infine, per la menzione di personaggi la cui esistenza letteraria si deve a Dante (Paolo e Francesca in TC III 83-84; Piccarda Donati in TP 160-62). A prescindere, poi, dalle somiglianze prodotte nella struttura diegetica della Vita Nova e dei Rerum vulgarium fragmenta dalla morte di Beatrice e di Laura (eventi a cui si deve anche la sovrapponibilità dell'episodio della "donna gentile" con quello dell'amore post-laurano di RVF 270-271), è il nesso stesso di complementarietà esistente tra Canzoniere e Trionfi a trarre ispirazione dal rapporto che lega Vita Nova e Commedia. Oltre a queste due opere, Petrarca dovette tenere presente anche altri testi di Dante: su un carteggio poetico scambiato dall'Alighieri con Cino da Pistoia (Novellamente amor mi giura e dice del Pistoiese e I' ho veduto già senza radice di Dante) sembra modellato, infatti, uno scambio di sonetti tra Petrarca e Antonio Beccari. Senz'altro fondamentale per l'inserimento della sestina tra i generi metrici del Canzoniere fu poi l'esperienza delle sestine dantesche e in generale delle "rime petrose": non è un caso, dunque, che l'incipit di una di essa, Così nel mio parlar voglio esser aspro, è citato in RVF 70, 30. Come auctor Dante è menzionato da Petrarca un'unica volta, in una postilla vergata su un codice della Chorografia di Pomponio Mela, codice scomparso, ma ricostruito fedelmente grazie al suo discendente ambrosiano H 14 inf. La postilla ("Nota contra Dantem") è posta a fianco di 113, 76, cioè a fianco del passo in cui il geografo antico colloca in Cilicia, anzichè in Sicilia (come fa Dante in Par. VIII 67-70), lo speco chiamato Tifone. Riconosciuto nella Sen. V 2 come "nostri eloquii dux vulgaris", Dante è posto, in compagnia di Beatrice, nella schiera dei poeti d'amore italiani di TC IV (v. 31), dopo che una revisione di TC III 97-99, attestata dal "codice degli abbozzi", aveva soppresso una menzione della coppia al v. 99 ("ecco qui Dante co la sua Beatrice"). Insieme a Guittone, Cino e Franceschino degli Albrizzi, Dante figura nel gruppo dei poeti che in RVF 287 Petrarca manda a salutare nel cielo di Venere dall'amico Sennuccio appena defunto.