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Marco Curzio

Eroe romano (IV secolo a. C.). La leggenda narra che nel 362 si aprì nel Foro una voragine incolmabile; avendo gli indovini predetto che si sarebbe richiusa solo con il sacrificio di ciò su cui si basava la potenza di Roma, Marco Curzio, comprendendo che si trattava del valore guerriero, si gettò nella fenditura in sella al proprio cavallo (cfr. Livio VII 6, 1-6; Valerio Massimo V 6, 2; Varrone, De ling. lat. V 32, 148; ps.-Virgilio, Culex 363-64; Plinio il Vecchio XV 20-78; Orosio III 5; Boccaccio, A.V. IX 61-66). Petrarca rievoca la leggenda di Marco Curzio in Afr. III 547-95; Epyst. II 14, 142-43; III 29, 100-2; Fam. VI 2, 10; X 1, 16; Rem. I 96, p. 99. In virtù del suo eroico sacrificio negli scritti petrarcheschi lo si trova spesso associato a Publio Decio Mure padre e figlio (cfr. TF I 70-72; Afr. IV 6-8; Sen. IV 1, p. 439; XVII 4, p. 607; Var. 48, 398-402).