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Ciro II di Persia detto il Grande

Figlio del re Cambise I, dette vita all'Impero Persiano, conquistando la Media (550), la Lidia (546) e la Babilonia (539). Valerio Massimo IX 10, ext. 1, Giustino I 8 e Orosio II 7 narrano che morý in un agguato preparato dalla regina scita Tamiri, a cui il re persiano aveva ucciso il figlio. La testa di Ciro, spiccata dal busto, fu fatta gettare dalla regina in un otre pieno di sangue, per punire la sete di stragi del re di Persia. L'episodio, rievocato da Dante, Mon. II VIII 6 e Purg. XII 55-57 e da Boccaccio, A.V. VII 40-42, ricorre in molti luoghi petrarcheschi: TP 104-5; TF II 94-99; Afr. VII 300-4; Epyst. I 3, 143-45; II 14, 140-41; Fam. III 10, 13; XVII 3, 30 (passo quest'ultimo dipendente da Livio IX 17, 6) e 40; Sen. XI 17, p. 989. Ciro Ŕ accostato a Crasso, protagonista di un episodio simile, in TF Ia 147-50; Rem. II 125, p. 246; 132, p. 253 e BC XII 92-113. Controversa, infine, Ŕ l'idenficazione di Ciro in uno dei "duo gran persi" di TF II 10.