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Appio Claudio Cieco

Politico romano (IV-III secolo a. C.). Censore nel 310 e due volte console, nel 307 e nel 296, leg il suo nome alla costruzione del primo acquedotto di Roma e della via che da lui prese il nome di Appia. Condusse alcune campagne militari contro Etruschi e Sanniti (cfr. Livio IX 29, 5-8; ps.-Plinio, Vir. ill. 34; Cicerone, Tusc. V 38, 112; De sen. XI 37). Ricordato da Petrarca in Mem. IV 1; Rem. II 12, p. 139; 96, p. 216; Fam. II 6, 9; VI 3, 21 e 26; XI 16, 22, citato in TF I 88-89 per essersi opposto nel 300 alla legge che consentiva ai plebei l'accesso alle cariche di pontefice e di augure, e ci in linea con le tradizioni antidemocratiche coltivate dalla sua gens (cfr. Livio X 7-8). L'opposizione di Appio Claudio alle trattative di pace con Pirro, opposizione espressa in un celebre discorso pronunciato al senato nel 280 (cfr. Livio, Per. XIII; Valerio Massimo VIII 13, 5; Cicerone, De sen. VI 16), ricordata da Petrarca in TF Ia 74-75 e Vir. ill. XVI 20.