| Guida alla Lettura |
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Marco Porcio Catone detto il Censore
Politico e scrittore romano (234-149 a. C.). Censore nel 184, conservò anche dopo la fine del suo mandato il soprannome di Censore, in virtù della sua proverbiale integrità di costumi. Conservatore e fiero avversario degli Scipioni, ai quali rimproverava di aver corrotto, con il loro filoellenismo, la sobrietà e la purezza dei mores e delle istituzioni, Marco Porcio Catone riuscì a mandare in esilio l'Africano nel 187. Fu un convinto assertore della necessità della distruzione di Cartagine. Brillante oratore (dei suoi discorsi restano oggi un'ottantina di frammenti, ma Cicerone conobbe almeno 150 orazioni del Censore), dedicò alla descrizione delle tradizioni delle antiche città italiche i 7 libri delle Origines (anch'essi pervenuteci allo stato frammentario). Scrisse, inoltre, il trattato De agricultura, dove si valorizza la nascente proprietà latifondistica, i Libri ad Marcum filium e il libro di sentenzie Carmen de moribus. In età medievale gli fu attribuita anche la raccolta di massime dei Disticha Catonis, che risale in realtà ad epoca imperiale. Petrarca, che gli dedicò una biografia latina (Vir. ill. XXII ["De Marco Portio Catone Censorio"]), lo ricorda in Mem. I 20; III 39; Rem. I 7, p. 12; 57, p. 67; Fam. II 1, 3; Sen. X 4, p. 967. In coppia con Catone Uticense è citato in TF I 52 e Ia 29; in Afr.II 143 e Sen. IV 1, p. 438.
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