| Guida alla Lettura |
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Caio Valerio Catullo
Caio Valerio Catullo (87 ca. - 55 ca.), poeta latino. Di origine veronese, si trasferì a Roma nel 60-61, dove entrò a far parte del circolo dei neoteroi, stringendo amicizia con Licinio Calvo, Elvio Cinna e Ortensio Ortalo. Conobbe e cantò con il nome di Lesbia quella stessa Clodia, sorella del tribuno Clodio e moglie di Quinto Metello Celere, della quale Cicerone delineò un fosco ritratto nell'orazione Pro Caelio. Scrisse un Liber di 116 carmi, diviso in tre parti: la prima e la terza sono formate da brevi componimenti polimetri e da epigrammi in distici elegiaci (le cosiddette nugae, carmi 1-60 e 69-116), la seconda contiene otto carmina docta (61-68, tra i quali due epitalami, il poemetto Attis, l'epillio per le nozze di Teti e Peleo, la traduzione in esametri della Chioma di Berenice di Callimaco e un'elegia epistolare). La conoscenza da parte di Petrarca dell'opera di Catullo, trasmessa da un antico codice della
Biblioteca Capitolare di Verona, è stata messa in dubbio da alcuni studiosi (cfr., ad esempio, Bosco 1942, pp. 205-14) e persuasivamente affermata da altri (tra i quali Sabbadini 1906, p. 381; Nolhac 1907, I, pp. 165-70; Ullman 1955, p. 195-200; ma cfr. anche Tristano 1974, pp. 414-15; Chirilli 1975, p. 69, n. 91; Di Benetto 1987). In particolare Billanovich 1988 fa risalire la scoperta del poeta latino al soggiorno di Petrarca a Verona, nell'estate del 1345. Molti sono i luoghi petrarcheschi nei quali Catullo è citato insieme agli altri maggiori elegiografi latini, cioè Tibullo, Properzio e Ovidio: TC IV 22-24; TF IIa 82-84; Fam. IX 4, 14 e Rem. I 69 (Prose, p. 626). Con Properzio ed Ovidio, ma senza Tibullo, Catullo compare in Epyst. III 30, 19-21 e Rem. II 125, p. 245. All'origine veronese del poeta, della quale poté essere informato da Ovidio, Am. III 15, 7 e da Girolamo, Chron., a. A. 1930 (PL XXVII, coll. 527-28), Petrarca fa riferimento in RVF 166, 4; Epyst. II 10, 67; III 30, 19; Fama quidem (al veronese Rinaldo Cavalchini), 19-20; Rem. I 59, p. 69 e II 125, p. 245; mentre in altri due passi (TF IIa 82-83 e BC X 53-54) la località d'origine del poeta latino è indicata con un toponimo, "Campo Marzio veronese" (TF IIa 83), che, senza allusioni a Catullo, ritorna in Epyst. III 20, 8-10 (ma anche in Fazio degli Uberti, Ditt.III III 58-60).
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