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Aurora

Divinità della mitologia classica, figlia del Sole secondo alcuni mitografi, oppure, secondo altri, di Iperione e di Teia, dunque sorella di Apollo. Personificazione della sposa fedele e innamorata del vecchio Titone, l'uomo per il quale aveva ottenuto da Giove l'immortalità, ma non la perenne giovinezza. Conformemente a una consolidata tradizione letteraria classica e romanza (cfr., ad es., Ovidio, Her. XVIII 111-12; Fasti I 461-2; Seneca, Ag. 821-3; Dante, Purg. II 7-9; XI 1-3), A. compare nei testi petrarcheschi soprattutto all'interno di designazioni cronologiche riguardanti l'alba: cfr. TC I 5-6; TM II 4-6; Epyst. I 6, 138-40 e Afr. I 155-65. In virtù del gioco paronomastico con il nome di Laura, A. è protagonista insieme a Titone dei RVF 219 e 291, un sonetto quest'ultimo nel quale all'amore felice della coppia mitologica P. contrappone il suo amore non corrisposto per Laura ormai morta. In particolare il nome dell'A. è assunto come senhal di Laura insieme all'isotopo "l'aura" in RVF 223, 12 ("vien poi l'aurora, et l'aura fosca inalba") e 239, 1 ("Là ver' l'aurora, che sì dolce l'aura"), da solo nel sonetto estravagante, diretto a Sennuccio del Bene, Sì come il padre del folle Fetonte, a cui il poeta fiorentino rispose con La bella Aurora, nel mio orizonte. Altre citazioni di A. in TM II 178 e TT 1. Come ora del giorno a. compare anche in RVF 155, 1 e 343, 8.