| Guida alla Lettura |
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Apollo (Febo)
Nella mitologia greca, dio della bellezza e della poesia, nonché patrono della musica e della danza in quanto guida delle Muse (e perciò detto Musagete). Figlio di Zeus e di Latona, fratello di Artemide, nacque nell'isola greca di Delo, dalla quale derivò l'appellativo di Delio. La sua identificazione con il Sole è all'origine del nome greco di Febo, che significa "il raggiante". Gli antichi, che posero sotto la sua protezione anche le arti profetiche, gli dedicarono il tempio di Delfi, dove la sacerdotessa Pizia proferiva oracoli che si ritenevano ispirati dal dio. Tra i suoi amori il più celebre è quello per la ninfa Dafne, figlia del fiume Peneo, la quale sfuggì alle brame di Apollo trasformandosi in alloro, pianta che il dio consacrò alla poesia. Noto a Petrarca soprattutto attraverso la narrazione che ne fa Ovidio, Met. I 452-567 (ma anche Fulgenzio, Mit. I 14 e Mith.Vat. III 8, 4), il mito di Apollo e Dafne, cioè il mito della poesia che scaturisce dalla frustazione dell'eros, è assunto dal poeta dei Fragmenta e dei Triumphi a emblema del suo amore per Laura, non solo nelle opere in volgare (cfr., ad es., TP 7-8; RVF 22, 34-36; 34; 41, 1-2; 197, 1-2 e le estravaganti Se Phebo al primo amor non è bugiardo e Sì come il padre del folle Fetonte, 1-4), ma anche in quelle latine (cfr. Afr. III 156-73 e 221-22; V 477-83; BC III 3, 30-35 e 79-80; Coll. laur.11, 17-18; Fam. XI 6, 1). Il mito di Apollo e Dafne è ricordato, inoltre, in TC I 154-56 ("... 'l biondo Apollo, / che solea disprezzar l'etate e l'arco / che gli diede in Thesaglia poi tal crollo"). Come inventore dell'arte medica è evocato insieme al figlio Esculapio, oltre che in Sen. XII 2, p. 1002, in TF III 67.
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