Torna all'inizio
Esegesi
indietro< Questioni> La guida Le fonti letterarie I modelli iconografici L'Amorosa Visione
Edizioni commentate
Questioni

Questioni testuali
Vicende compositive
Varianti d'autore
Geografia petrarchesca

Guida alla Lettura
Trame e personaggi
Itinerario trionfale
Testo

Biblioteca
Rime estravaganti
Altri testi
Testi non petrarcheschi

Bibliografia

La guida dei Triumphi

L'identificazione del personaggio, che, staccandosi dal gruppo degli amanti aggiogati al carro di Cupido, si fa incontro a Petrarca, nel primo capitolo del Trionfo d'Amore, per accompagnarlo nel suo viaggio trionfale (cfr. TC I 40-51), rappresenta una delle questioni più dibattute dell'esegesi del poema, ancor oggi lontana dall'esser risolta. Figura artisticamente fiacca ed evanescente, forse a causa del fatto che l'opera non ebbe mai la sua ultima mano, la guida dei Triumphi appare come una pallida sinopia del Virgilio dantesco. Pochi sono i dati, offerti dal testo, utili per la sua identificazione:

  1. si tratta di un personaggio di una certa levatura morale (in quanto "ombra alquanto men che l'altre trista": TC I 40);
  2. è vittima degli strali di Cupido;
  3. è nato in "terra tosca" (TC I 48);
  4. è amico di Petrarca sin "da' primi anni" (TC I 53) e certamente più anziano del poeta (a cui si rivolge chiamandolo "figliuol mio": TC I 60). Esperto dei casi della vita (TC I 42), a tratti ironico (TC I 59; III 95-99), a tratti profeta e saggio consigliere (TC I 60; II 133-35), è certamente dotato di ottima cultura in quanto conosce bene i personaggi che presenta al suo discepolo (TC II 9 e forse 142-43; III 10-12; TP 190-91).

L'appellativo di "ombra", con il quale è designato nel testo, non è da intendere necessariamente nel senso, dantesco, di 'anima di trapassato', dato che in un poema che ha per oggetto una visione, il termine "ombra" può essere legittimamente impiegato nel senso di 'immagine onirica'. Le proposte d'idenficazione avanzate per il misterioso duce dei Triumphi, che scompare dalla scena del poema all'incirca a metà del terzo capitolo di TC per riapparire, in modo del tutto inatteso, in TP, non hanno sempre tenuto conto di tutti gli elementi forniti dal testo. Accanto, dunque, a candidature destituite di ogni fondamento (come quelle di Giacomo Colonna, Dionigi di Borgo San Sepolcro, Gherardo Petrarca e Francesco Nelli - nome, quest'ultimo, proposto da Fausto da Longiano e presente nell'antica tradizione manoscritta: cfr. i codici postillati Parigino it. 549 e Laurenziano Ashb. 1411), oppure riguardanti personaggi difficilmente identificabili (si pensi ad Angelo Bostogi da Arezzo, di cui parlano Bernardo Ilicino, e poi Gesualdo, come di nome proposto da altri), nel corso dei secoli sono state avanzate le proposte più diverse, quasi sempre, però, riguardanti poeti o scrittori. Ecco, in ordine cronologico, le principali candidature:

Guittone d'Arezzo
L'identificazione della guida con il poeta frate gaudente, nato intorno al 1235, si fonda su un'interpretazione restrittiva di "terra tosca" (cfr. TC I 48) nel senso di 'città di Arezzo', patria comune a Guittone e Petrarca. Il primo ad avanzare il nome del poeta aretino è Vellutello, il quale, però, precisa nel suo commento di aver successivamente mutato opinione a favore di Cino da Pistoia. Allude probabilmente a questa menzione del Vellutello il commento di Andrea Gesualdo, che cita Guittone come nome proposto da altri. Anche se Petrarca, diversamente da Dante, sembra avere una certa considerazione per questo suo predecessore (cfr. TC IV 32-33; RVF 287, 10), è difficile vedere nel severo moralista, autore delle Lettere e delle rime successive alla conversione, il personaggio innamorato che si propone come guida di Petrarca nei Triumphi. L'ostacolo maggiore per questa candidatura è, comunque, di carattere cronologico, dato che fra' Guittone, morto nel 1294, non poté mai conoscere Petrarca.
Cino da Pistoia
Quella di Cino da Pistoia è una delle candidature più attendibili e fortunate nella storia della questione. Proposta per la prima volta da Vellutello e da Silvano da Venafro e ripresa con qualche riserva da Daniello e alla fine del secolo scorso da Rigutini (ma si veda anche Avena 1904), quest'ipotesi ha tenuto banco almeno fino a quando Lo Parco 1930 ha dimostrato infondata la tesi, secondo la quale Petrarca avrebbe conosciuto personalmente il vecchio esponente della scuola stilnovista durante il suo soggiorno bolognese (1320-26). Malgrado la dimostrazione di Lo Parco, in tempi più recenti Brugnoli 1993 è tornato a proporre il nome di Cino.
Franceschino degli Albrizzi
Il nome del poeta amico, nonché parente di Petrarca, Franceschino degli Albizzi è proposto per la prima volta, seppur dubitativamente, da Daniello ed è presentato da Gesualdo come opinione altrui. All'identificazione del duce dei Triumphi con il toscano Franceschino si oppone però il fatto che quest'ultimo fu più giovane di Petrarca (essendo nato intorno al 1320) ed incontrò per la prima volta il poeta solo nel 1345.
Sennuccio del Bene
La fortuna goduta dal nome del più importante corrispondente poetico di Petrarca nella questione del riconoscimento della guida del poema dipende dal fatto, dimostrato da Rizzo 1923, che non esiste alcun argomento realmente contrario alla candidatura di Sennuccio. Poeta toscano, di diciotto anni più anziano di Petrarca, con il quale strinse amicizia negli ambienti avignonesi della seconda metà degli anni Venti, Sennuccio risponde esattamente all'identikit della guida dei Triumphi e, come tale, il suo nome compare già nei commenti di Daniello (dubitativamente) e di Gesualdo (come opinione altrui). Tra i moderni sostengono la sua candidatura, con qualche riserva, Rigutini, Ramat e Bezzola, con convinzione, oltre a Cuomo 1926, pp. 56-62, Zingarelli, Ponte, Calcaterra, e Billanovich 1994. Favorevoli anche Mascetta 1895, pp. 144-46; Della Torre 1912, p. 872; Rizzo 1923; Quarta 1942, pp. 63-71.
Guido Sette
Il nome di questo amico d'infanzia di Petrarca, suo compagno di studi a Montpellier e a Bologna, dal 1358 arcivescovo di Genova, dove morì nel 1367, è stato proposto da Appel 1901, pp. XII-XIV, ma senza alcun seguito, sia perché Guido non fu maggiore d'età, ma coetaneo di Petrarca (come si evince da alcune lettere del poeta dirette all'amico: Sen. X 2: "...unum vite iter arripuimus"; "...annos nostros omnes tibi ante oculos congressi, merito quidem longe impares autem pares"), sia perché non nacque in "terra tosca", ma nella ligure Luni(cfr. Fam. IX 2, 4: "Guidonem nostrum ...Lunensis ora donaverat"; Sen. X 2: "tuam Ianuam sileo [...] cuius tu ortus in finibus, nunc pontificatus in vertice constitutus, nosti omnia"). Per superare la difficoltà Appel propone di intendere il "terra tosca" di TC I 48 nel senso di 'terra italiana', appoggiandosi a RVF 194, 6 ("fuggo dal mi' natio dolce aere tosco"). Le argomentazioni di Appel non convincono, però, Moschetti 1903, pp. 28-29 e Sicardi 1905, pp. 199-201, soprattutto perché (senza contare la sconvenienza di presentare un arcivescovo tra le vittime di Amore) la deferenza che il personaggio Petrarca mostra nei confronti della guida stride singolarmente con l'intimità che il poeta ebbe con Guido.
Tommaso Caloiro (o Caloria) da Messina
Dopo esser stata scartata da Appel 1901, p. XI, a causa dell'origine messinese di Tommaso, l'identificazione della guida con questo poeta, compagno di studi di Petrarca negli anni bolognesi, prematuramente scomparso nel 1341, è stata riproposta da Moschetti 1903, pp. 29-31 (prima di mutare opinione: Moschetti 1906, pp. 119-21). Questi osserva, infatti, che la designazione 'da Messina' potrebbe indicare la provenienza o la residenza del poeta, e non necessariamente la nascita. L'ipotesi di Moschetti, accettata dubitativamente dal solo Serra 1927, p. 49, è stata definitivamente confutata da Lo Parco 1905, pp. 332-3, sulla base di alcune testimonianze dell'epistolario petrarchesco. Queste non solo consentono di stabilire che Tommaso fu effettivamente siciliano di nascita, ma anche che ebbe la stessa età di Petrarca (cfr. Fam. IV 10, 3 (epitaffio per Tommaso): "hunc dederat mundo tellus vicina Peloro, / abstulit hec eadem munus avara suum"; IX 2, 4: "Thomam [...] Messana Sicilie [...]donaverat"; Fam. IV 10, 2, dove si legge che fra Petrarca e l'amico "una etas erat").
Convenevole da Prato
La candidatura del maestro di grammatica di Petrarca, nato intorno al 1260 e morto nel 1338, è stata avanzata da Sicardi 1905, pp. 201-8, e sostenuta da Moschetti 1906, pp. 122-4 (che si compiace di mettere in parallelo l'incontro di Petrarca e Convenevole con quello di Dante e Brunetto in Inf. XV 22-124). Le maggiori perplessità suscitate dal nome di Convenevole (espresse da Lo Parco 1905, pp. 335-6 e da Rizzo 1923, pp. 273-7 e 283-4) riguardano la scarsa credibilità dell'anziano precettore nelle vesti di innamorato e, soprattutto, la modesta levatura intellettuale del personaggio, che mal si accorda con l'erudizione mostrata dalla guida. Al basso livello dell'insegnamento ricevuto nella sua infanzia Petrarca accenna, infatti, in Post. 8 e Vit. sol. II VII 462, mentre in Sen. XVI 1 critica l'incostanza letteraria del maestro, che non portava a termine nessuna delle opere che iniziava. Contro la candidatura di Convenevole, inoltre, bisogna osservare che sembra piuttosto inverosimile che Petrarca scegliesse proprio il suo pedagogo per farsi introdurre nel corteo di Amore e che, essendo più giovane di lui di quarant'anni, potesse chiamarlo "frate" (TC III 7) e dargli del tu. Malgrado ciò, il nome di Convenevole è ancora accolto, tra i moderni, da Ramat e Bezzola.
Dante Alighieri
La suggestione di questa proposta, che fa dell'autore della Commedia un personaggio dei Triumphi, scaturisce dal fatto che consente di istituire un legame ancor più stretto, appunto di natura diegetica, tra il poema petrarchesco e il suo illustre modello. In effetti, il nome di Dante, formulato per la prima volta dall'anonimo autore delle chiose Portilia (in alternativa a quello di Sennuccio del Bene) e poi ripreso da Lo Parco 1905, pp. 333-5, sembra rispondere a tutti i requisiti della guida, "per prestigio e superiorità morale, per la condizione di poeta, per la patria, per l'età, per i ricordi di conoscenza antica [Petrarca aveva incontrato l'Alighieri a Pisa nel 1311] e di benevolenza presente, per la celebrità del suo amore [...]". Anche l'anonimato che circonda la guida si spiegherebbe, per Lo Parco 1905, chiamando in causa quell'atteggiamento, nutrito di mistificazioni e di reticenze, che caratterizza la riflessione di Petrarca sul suo rapporto con il grande predecessore (cfr., per esempio, la Fam. XXI 15). Come altre, tuttavia, anche la candidatura di Dante si è rivelata illusoria, dato che in una precedente lezione di TC III 99, la guida indicava al poeta lo stesso Dante in coppia con Beatrice (cfr. Vaticano latino 3196, c. 17v: "Ecco qui Dante con la sua Beatrice": Moschetti 1906, pp. 119-22). Malgrado ciò, il nome di Dante è riproposto da Cochin 1923 e da Feo 1973, pp. 453-4.
Giovanni Aghinolfi da Arezzo
L'ipotesi che la guida dei Triumphi possa essere identificata con l'aretino Giovanni Aghinolfi, cancelliere di Guido Gonzaga, conosciuto da Petrarca ad Avignone negli anni Quaranta, incontrato di nuovo a Mantova nel 1349 e nel 1354, è stata formulata da Calcaterra 1941, pp. 145-70. Quest'ipotesi è strettamente collegata al tentativo, fatto dallo stesso studioso, di anticipare la composizione del TC ai primi anni Quaranta, in virtù dei rapporti esistenti tra i Triumphi, il Roman de la Rose e una lettera di Petrarca a Guido Gonzaga (l'Epyst. III 30), contenente un importante giudizio del poeta sul capolavoro della letteratura medievale francese. La proposta di Calcaterra recupera un nome già presente nella tradizione esegetica dei Triumphi, in quanto attestato dal commento di Sebastiano Fausto da Longiano. Gli argomenti di Calcaterra a favore di questa identificazione, dubitativamente accolta da Lecaldano, Ramat e Bezzola e ritenuta probabile da Neri, e Muscetta-Ponchiroli; Bosco 1961, p. 287 e Wilkins 1963, p. 246, non sono però inattaccabili. Le lettere petrarchesche dirette all'Aghinolfi (Fam.VII 8; XI 3; XI 9; XVII 10; XX 10; Var. XXIV) non consentono, infatti, di far risalire la conoscenza tra il poeta e il cancelliere dei Gonzaga ai "primi anni" (TC I 53), vale a dire a un'epoca anteriore al primo periodo avignonese di Petrarca (1326-36).
Giovanni Boccaccio
Come quella di Giovanni Aghinolfi, anche la candidatura di Boccaccio (avanzata da Billanovich 1946, p. 46 e 1947, pp. 171-2 ed accolta da Dionisotti 1947, p. 6, Branca 1976, p. 152 e Bernardo 1990, p. 36), ha una matrice, per così dire, ideologica, poiché nasce nell'alveo stesso dell'ipotesi, anch'essa formulata da Billanovich, dell'influenza dell'Amorosa Visione sulla genesi dei Triumphi. Se molti elementi militano a favore del nome del Certaldese come guida del poema petrarchesco (nascita toscana, buona cultura, sincera amicizia con Petrarca, travagli amorosi), argomenti decisamente contrari sono rappresentati dall'età di Boccaccio, più giovane di Petrarca, e soprattutto dal fatto che i due poeti non si conobbero prima del 1350 (ma la distorsione di questi dati biografici sarebbe dovuta, secondo Billanovich, alla necessità del poeta di attenersi a una consolidata convenzione letteraria).
Francesco da Barberino
Il nome dell'autore dei Documenti d'amore (1310) e del Reggimento e costume di donna (1318-20), nato in Toscana, a Barberino Val d'Elsa, nel 1267 e morto di peste a Firenze nel 1348, è stato proposto da Carrai 1999. Lo studioso fa notare che Francesco da Barberino è l'intellettuale di metà secolo che risponde meglio "ai requisiti dell'anzianità, della nascita toscana e della reputazione di esperto circa la figura di Amore", nonché "il letterato fiorentino di maggior prestigio" tra la morte di Dante e il 1348 (p. 74). I principali sostegni a favore della candidatura del Barberino sono, da un lato, il fatto che l'aver scritto i Documenti (testo, in qualche modo, a monte del poema petrarchesco) conferisce al poeta quell'esperienza in materia erotica che contraddistingue la guida dei Triumphi, dall'altro, la coincidenza della sua morte con quella di Laura, circostanza che dovette renderlo agli occhi di Petrarca "il più adatto ad impersonare il ruolo di guida in una visione concepita all'indomani di quella luttosa vicenda" (p. 78). Anche se non si ha notizia di una conoscenza personale tra i due poeti, Carrai ritiene che Petrarca abbia potuto incontrare l'autore dei Documenti "in tenera età, fra il 1312 e il 1313, quando entrambi dimoravano in Provenza e sia ser Petracco sia il Barberino, esuli fiorentini, frequentavano l'ambiente della curia avignonese" (p.75).