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L’Amorosa Visione di Giovanni Boccaccio

Poema allegorico in terzine, diviso in 50 canti e composto da Boccaccio a Firenze nei primi anni Quaranta, l’Amorosa Visione descrive, nella struttura di una visio in somnis, la visita del poeta-personaggio a un «nobile castello» in riva al mare, nel quale gli studiosi hanno creduto di poter riconoscere le vestigia dell’angioino Castelnuovo di Napoli, le cui sale furono affrescate da Giotto, al tempo di re Roberto, con le effigi degli uomini illustri dell’antichità (cfr. I modelli iconografici del poema). L’accostamento del castello boccacciano a quello angioino è dovuto al fatto che una buona parte del poema è occupata dalla descrizione dettagliatissima degli affreschi contenuti nella dimora in cui il poeta viene introdotto da una guida, una «donna gentil, piacente e bella» (I 26). E proprio l’ampio spazio dedicato all’illustrazione dei soggetti di questi dipinti (canti I-XXXVII), cioè gli allegorici trionfi di Sapienza, Gloria, Ricchezza e Amore (nella prima sala) e di Fortuna (nella seconda), ha fatto sì che quest’opera sia stata frequentemente accostata dalla critica ai Triumphi petrarcheschi e che si sia a lungo discusso sulla possibile influenza di uno dei due poemi sull’altro. Le palesi affinità contenutistiche esistenti tra le due opere, nonché la relativa contemporaneità della loro concezione (si ricordi che il nucleo primitivo dei Triumphi, costituito dai capitoli di TM II e di TF Ia, viene datato alla fine degli stessi anni Quaranta: Pacca 1996) indussero anche il primo editore cinquecentesco del poema boccacciano, Girolamo Claricio, a interrogarsi, senza peraltro darsi una risposta, sulla direzione dell’influenza tra Triumphi e Amorosa Visione. Del resto, il fatto che già allora fosse percepita un’aria di affinità tra i due poemi, è provato dalla discreta fortuna di cui godette, presso molte cinquecentine del poema boccacciano, il titolo adottato dall’editio princeps del Claricio (1521): Amorosa visione di messer Giovanni Boccaccio nuovamente ritrovata nella quale si contengono cinque triumphi, cioè triumpho di Sapientia di Gloria di Ricchezza di Amore e di Fortuna.

In tempi a noi più vicini, a legittimare l’indagine sui rapporti tra Triumphi e Amorosa Visione è intervenuta la ricostruzione, a opera di Giuseppe Billanovich, di quel passaggio cruciale nella biografia dei due scrittori, che li vide incontrarsi a Padova nel 1351, nella casa di Petrarca. Al ritorno a Firenze, Boccaccio spedì in dono all’amico, oltre al carme Ytalie iam certus honus (dove tesseva le lodi più incondizionate dell’Alighieri), a un esemplare della Caccia di Diana e alla celebre copia della Commedia che oggi costituisce il ms. Vaticano latino 3199, anche una copia della sua Amorosa Visione. Sotto l’impressione prodotta dalla lettura del poema boccacciano e dalla ri-lettura della Commedia, Petrarca avrebbe, dunque, messo mano alla composizione del suo poema in terzine (Billanovich 1945, 1946, 1947). La ricostruzione di Billanovich teneva conto di un’importante e allora recente acquisizione della filologia boccacciana. Solo poco tempo prima, infatti, Vittore Branca aveva autorevolmente dimostrato che proprio il testo dell’editio princeps dell’Amorosa Visione, diverso da quello tramandato dalla tradizione manoscritta e ritenuto fino ad allora uno spregiudicato rifacimento del Claricio (tesi, peraltro, successivamente ripresa da Pernicone 1946 e da Goffis 1951), era, in realtà, una seconda versione dell’opera approntata dallo stesso Boccaccio (Branca 1944 e poi 1947). Da questa seconda versione, di cui andò perduto l’originale boccacciano, sarebbe disceso il testo pubblicato dal Claricio: soltanto nella tradizione a stampa, dunque, sarebbe rimasta memoria della redazione B dell’Amorosa Visione, diversamente dalla redazione A, che è trasmessa da sette manoscritti, di origine fiorentina, dei secoli XV e XVI.

                Ora, mentre Billanovich (1945, 1946, 1947) è propenso a ritenere la redazione B composta subito dopo il ritorno da Padova, nei primi anni Cinquanta, e crede di poter identificare in essa la versione dell’opera boccacciana letta da Petrarca; Branca è piuttosto dell’opinione che tale redazione debba essere ascritta agli anni 1355-65 e che perciò soltanto la redazione A possa aver esercitato una qualche suggestione sulla composizione dei Triumphi. L’opera petrarchesca, probabilmente sfogliata da Boccaccio durante la visita milanese del 1359, non avrebbe mancato di produrre, a sua volta, una sorta di effetto di ritorno sul poema di Boccaccio, che memore di quella lettura avrebbe intrapreso la revisione della sua opera. Insomma, per lo studioso, più che di «dipendenza e di influenza» di un autore sull’altro, per spiegare le relazioni esistenti tra Amorosa Visione e Triumphi sarebbe opportuno parlare di «scambi e colloqui» tra i due scrittori («Forse proprio i colloqui, e certo i contatti  con il Petrarca e il suo mondo culturale e spirituale, furono determinanti nell’indurre il Boccaccio a riprendere in mano il suo poema e a preparne una nuova redazione»: Branca 1976, p. 153).