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Quel ch'à nostra natura in sé più degno
di qua dal ben per cui l'umana essenza
da gli animali in parte si distingue,
cioè l'intellettiva conoscenza,
mi pare un bello, un valoroso sdegno 5
quando gran fiamma di malizia estingue.
Ché già non mille adamantine lingue
con le voci d'acciar sonanti e forti
porrìano assai lodar quel di ch'io parlo,
né io vengo a inalzarlo, 10
ma dirne alquanto agl'intelletti accorti.
Dico che mille morti
son picciol pregio a tal gioia e sì nova;
sì pochi oggi sen trova,
ch'i' credea ben che fosse morto il seme, 15
ed e' si stava in sé raccolto inseme.

Tutto pensoso un spirito gentile
pien de lo sdegno ch'io giva cercando
si stava ascoso sì celatamente,
ch'i' diceva fra me stesso: "Oimè, quando 20
avrà mai fin quest'aspro tempo e vile?
son di vertù sì le faville spente?"
Vedea l'oppressa e miserabil gente
giunt'a l'estremo, e non vedea 'l soccorso
quinci or quindi apparir da qualche parte; 25
così Saturno e Marte
chiuso avea 'l passo, ond'era tardo il corso,
ch'a lo spietato morso
del tirannico dente empio e feroce,
ch'assai più punge e coce 30
che morte od altro rio, ponesse 'l freno
e reducesse 'l bel tempo sereno.

Libertà, dolce e desiato bene,
mal conosciuto a chi talor no 'l perde,
quanto gradita al buon mondo esser dei! 35
Da te la vita vien fiorita e verde,
per te stato gioioso si mantene
ch'ir mi fa somigliante a gli alti dei,
senza te lungamente non vorrei
ricchezze onori e ciò ch'uom più desia, 40
ma teco ogni tugurio acqueta l'alma.
Ahi grave e crudel salma
che n'avei stanchi per sì lunga via!
Come non giunse in pria
chi ti levasse da le nostre spalle? 45
Sì faticoso è 'l calle
per cui gran fama di vertù s'acquista,
ch'egli spaventa altrui sol de la vista.

COR REGIO fu, sì come suona il nome,
quel che venne sicuro a l'alta impresa 50
per mar per terra e per poggi e per piani,
e là ond'era più erta e più contesa
la strada, a l'importune nostre some
corse e soccorse con affetti umani
quel magnanimo; e poi con le sue mani 55
pietose a' buoni ed a' nemici invitte
ogni incarco da gli omeri ne tolse,
e soave raccolse
insieme quelle sparse genti afflitte,
a le quali interditte 60
le paterne lor leggi eran per forza,
le quali a scorza a scorza
consunte avea l'insaziabil fame
de' can che fan le pecore lor grame.

Sicilia di tiranni antico nido 65
vide triste Agatòcle acerbo e crudo
e vide i dispietati Dionigi
e quel che fece il crudel fabro ignudo
gittare il primo doloroso strido
e far ne l'arte sua primi vestigi; 70
e la bella contrada di Trevigi
ha le piaghe ancor fresche d'Azzolino,
Roma di Gaio e di Neron si lagna,
e di molti Romagna,
Mantova duolsi ancor d'un Passerino: 75
ma null'altro destino
né giogo fu mai duro quanto 'l nostro
era, né carta e inchiostro
basterebben al vero in questo loco,
onde meglio è tacer che dirne poco. 80

Però non Cato, quel sì grande amico
di libertà che più di lei non visse,
non quel che 'l re superbo spinse fore,
non Fabii o Deci di che ogni uomo scrisse,
se reverenza del buon tempo antico 85
non mi vieta parlar quel ch'ò nel core,
non altri al mondo più verace amore
de la sua patria in alcun tempo accese:
ché non già morte, ma leggiadro ardire
e l'opra è da gradire, 90
non meno in chi salvando il suo paese
se medesmo difese,
che 'n colui che 'l suo proprio sangue sparse,
poi che le vene scarse
non eran quando bisognato fosse, 95
né morte dal ben far gli animi smosse.

E perché nulla al sommo valor manche,
la patria tolta a l'unghie de' tiranni
liberamente in pace si governa
e ristorando va gli antichi danni 100
e riposando le sue parti stanche
e ringraziando la pietà superna
pregando che sua grazia faccia eterna.
E ciò si può sperar ben, s'io non erro,
però ch'un'alma in quattro cori alberga 105
ed una sola verga
è in quattro mani, ed un medesmo ferro;
e quanto più e più serro
la mente ne l'usato imaginare,
più conoscer mi pare 110
che per concordia il basso stato avanza,
l'alto mantiensi: e quest'è mia speranza.

Lunge da' libri nata in mezzo l'arme,
canzon, de' miglior quattro ch'i' conosca
per ogni parte ragionando andrai: 115
tu puoi ben dir, che 'l sai,
come lor gloria nulla nebbia offosca;
e se va' 'n terra tosca,
ch'appregia l'opre coraggiose e belle,
ivi conta di lor vere novelle. 120