Nel presente articolo si sostiene la necessità di superare un approccio deterministico alla storia, che spiegando la logica dei fatti senza tenere dovuto conto della loro intrinseca contingenza, finisce per sacralizzare, in termini diversi, il divenire storico, dimostrando perché il vincitore doveva necessariamente vincere: anche quando la vittoria determina per il vincitore, rispetto alle proprie aspettative, una situazione molto peggiore di quella di partenza. Un’analisi corretta dell’agire storico non può dunque compiersi individuando soltanto le premesse di quanto è effettivamente avvenuto, ma richiede invece un’analisi comparata delle strategie possibili dal punto di vista degli attori storici e delle loro finalità. L’uso della simulazione, propria dei war-games, rappresenta in primo luogo uno strumento euristico fondamentale, volto a definire preventivamente obiettivi di successo/condizioni di insuccesso – non solo nella seconda guerra mondiale colui che detta il trattato di pace in realtà ha nel frattempo distrutto un grande impero, il proprio, e non può ammettere che quasi qualunque altra soluzione sarebbe stata meno dannosa per i propri obiettivi. Vengono poi esaminati, con concreto riferimento ad un gioco di simulazione storico-politica, che spreca strumenti tecnicamente sofisticati, in grado di indagare effettivamente il fascio di sviluppi compossibili, in una prospettiva ideologicamente sbagliata, ancorché commercialmente efficace, alcuni passaggi nodali della prima età moderna ed i problemi che essi pongono di rappresentazione in termini di corretta simulazione storica, cioè di una simulazione capace di riprodurre non meccanicamente il risultato effettivo, bensì un fascio di risultati, che comprenda anche quello effettivamente realizzatosi con una frequenza e distribuzione corretta: cioè di regola (quando il risultato non sia statisticamente anomalo, rispetto all’insieme delle situazioni comparabili) con una probabilità all’incirca del 50% ed una distribuzione simmetrica, in cui i risultati peggiori equivalgano numericamente a quelli migliori – ciò che un’ideologia imperialista fa mancare nel gioco esaminato, raddoppiando con la superiorità europea sul terzo mondo la superiorità dei giocatori umani sui giocatori computerizzati.

In this paper we maintain that a deterministic approach to history must be overcome, because, by explaining the facts without any attention to their contingency, it sacralizes history, falsely proving why the winner should win: even when the victory consists for the winner in a worse situation. A correct historical analysis must also be done not by identifying how the result was carried out, but rather by comparing, from the viewpoint of the historical actors and their goals, all the possible strategies. Simulation, as used in war-games, is therefore a fondamental euristic instrument, so long success and failure are defined in advance – not only in World War II he who dictates the peace agreement has already destroyed a great empire, his own empire, and cannot admit that almost every other solution would have been less worse. With concrete reference to a specific game of historical-political simulation, which wastes qualified technicalities in a perspective which is ideologically false, we examine then some nodal passages of the first modern age and the problems of correct historical simulation they pose – i.e. of a simulation which is able to produce a bundle of results, which contain also the historical one with a correct frequency and distribution, usually (when this result does not diverge from usual historical results) with a probability of 50% and a simmetrical distribution, where better and worse results correspond.