Sara Ricci

A hierarchy of senses: does it make sense?

Molti studi cross-linguistici hanno evidenziato una regolarità nella costruzione e nell’interpretazione di espressioni sinestesiche nelle varie lingue. Il pattern secondo cui si combinano aggettivi e nomi riferiti a diverse sfere sensoriali sembra essere regolare e pare ripetersi in lingue anche molto diverse. Quindi, questi studi propongono che tale regolarità sia riflesso di un vincolo cognitivo, valido universalmente, che dovrebbe regolare una relazione di tipo gerarchico tra le percezioni dei cinque sensi umani. È una proposta valida? Contributi che affrontano il tema da altre prospettive suggeriscono che l’esistenza di una unica gerarchia tra i sensi potrebbe non essere un’ipotesi corretta.

Many cross-linguistic studies have pointed out a regularity in the construction and interpretation of synaesthetic expressions in various languages. The pattern of combination of adjectives and nouns referring to different sensory domains seems to be regular and recurrent in the most disparate languages. Hence, these studies propose that such a regularity is a reflection of a cognitive constraint, universally valid, which should regulate a hierarchical relationship among the sensory perceptions in human beings. Is this claim tenable? Contributions tackling the problem from other perspectives suggest that the existence of a single universal hierarchy of senses may not be a correct hypothesis.