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Il mare nella voce.
Massimiliano Barbera
Abstract
La presenza di termini e metafore “marini”
nell’ambito della teoria linguistica si diparte dal concetto sapiriano
di drift. Ma è nella fonologia non lineare che il vocabolario marino
si estende. Bolinger sviluppa un’ampia argomentazione metaforica per
interpretare e rappresentare lo strumento vocale e soprattutto
l’intonazione come una realtà multidimensionata e “thalassomorfica”,
appuntando un particolare interesse sugli aspetti emotivi che
guiderebbero le maree vocali. Di seguito, con Goldsmith e la fonologia
autosegmentale, l’impiego di definitori di ascendenza marina e
marittima (e ancora una volta di drift)si amplia fino a coprire
fenomeni linguistici specifici e complessi come l’armonia vocalica.
Notevole l’idea di anchoring che sembra filtrare nella Optimality
Theory dalla matrice connessionista o comunque in rapporto all’impiego
dello stesso concetto nelle scienze psicologiche e cognitive.
The presence of sea terms
and metaphors in the linguistic studies begins with Sapir’s idea of
“drift”. But we can point out a notable increase of the marine
vocabulary in the non-linear phonology. Bolinger develops a large
metaphorical reasoning in order to interpret and represent the vocal
instrument and, above all, the intonation as a multi-dimensional and
“thalassomorphic” matter; in particular he emphasizes how emotional
aspects give rise to vocal tides. Afterwards Goldsmith and the autosegmental
phonology enlarge the use of definers (just like “drift”) drawn from
marine and maritime world, involving specific and complex linguistic
phenomena (e.g. vowel armony). Remarkable the idea of “anchoring”: we
can suppose it has filtered out in Optimality Theory from the
Connexionist background and, probably, from a larger use in
psychological and cognitive sciences.
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