PISA NEL MEDIOEVO

di Maria Luisa Ceccarelli Lemut

Sommario

1. Il mare e la morfologia del territorio
2. L'alto medioevo
3. Verso una nuova politica mediterranea
4. L'età delle promesse e del consolidamento
5. Dalle prime incrinature alla crisi


1. Il mare e la morfologia del territorio

 

Per tutto il medioevo, come nell'antichità, Pisa ebbe un rapporto specialissimo con il mare, che con le sue attività rappresentava la principale ragion d'essere della città, ne caratterizzava profondamente la vita in tutti i suoi aspetti, economici e sociali, religiosi, culturali e politici, e determinava i peculiari caratteri della sua storia.

Per comprendere meglio tutto questo, è necessario premettere alcune brevi cenni alla morfologia del territorio, significativamente diversa da quella moderna e contemporanea. La linea di costa era arretrata di diversi kilometri rispetto all'attuale: nei primi secoli dell'alto medioevo non era molto lontana da quella antica, quando il mare lambiva S. Piero a Grado, in linea d'aria 4,5 km da Pisa e 6 km dalla linea di costa odierna. Un leggero avanzamento avvenne prima del 1084, allorché la chiesa di S. Rossore &endash;nell'attuale località Cascine Nuove, 5 km dalla città&endash;, era presso il lido del mare. Nei secoli successivi la linea di costa avanzò fino a raggiungere, alla fine del medioevo, l'attuale località Torretta, 3 km dal lido attuale.

La città era collegata al mare e all'entroterra da un sistema di fiumi navigabili, e di canali, in parte percorribili da piccole imbarcazioni, punteggiati da porti ed approdi. Il principale asse fluviale era naturalmente l'Arno, con un corso diverso dall'attuale, caratterizzato da una serie di meandri. A Nord la città era lambita da un altro fiume, praticamente scomparso in età moderna, l'Auser, che almeno fino al V secolo sfociava in Arno, ma che prima dell'VIII secolo si diresse verso Nord Ovest per sboccare in mare. Ramo secondario dell'Auser era l'Auserclus, odierno Serchio, che pure formava meandri.

In una tale situazione, la città possedeva un complesso sistema portuale integrato di approdi marittimi e fluviali e/o lacuali, tra loro collegati e interdipendenti, incentrato da un lato su Porto Pisano, posto a Sud della città nell'ambito della vasta laguna di Stagno, e dall'altro sul porto fluviale cittadino, affiancati da una serie di altri porti o approdi minori sul mare e sulle acque interne. Esistevano inoltre altre due ampie aree lacustri, il lago di Massaciuccoli, più vasto dell'attuale, unito al Serchio da canali navigabili, e il lago di Bientina o di Sesto, ora scomparso, formatosi tra la fine dell'antichità e l'inizio del medioevo, collegato all'Arno dal canale navigabile del Cilecchio, che sboccava a Bientina, e all'Auser, rendendo perciò raggiungibile anche da questa parte Lucca per via d'acqua.

 

2. L'alto medioevo

 

Allorché i Longobardi, entrati nel territorio italiano nel 569, intrapresero l'occupazione della Tuscia, conquistando Lucca e la Val d'Era e giungendo sino a Populonia negli anni 574-576, Pisa resistette, trasformandosi in una base militare avanzata dell'impero bizantino, una città portuale priva di retroterra, mentre buona parte del suo territorio, conquistato dai Longobardi, entrò a far parte del ducato e della diocesi di Lucca. Soltanto dopo il 603, verosimilmente ad opera del re Agilulfo (morto nel 610), Pisa entrò a far parte del regno longobardo. Sotto il nuovo dominio, la città divenne centro di una circoscrizione militare e amministrativa, una iudiciaria, forse istituita dal re Grimoaldo (664-671). Nel 774 anche la nostra città, come il resto del regno longobardo, passò sotto la dominazione dei Franchi.

I pochi documenti superstiti dei secoli VIII e IX, unitamente ai dati di recenti scavi archeologici, delineano l'immagine di una città vivace, politicamente stabile ed economicamente abbastanza florida. Pisa conservò le sue funzioni portuali, ancorché con navigazione di piccolo cabotaggio e con un raggio d'azione ristretto all'orizzonte ligure-tirrenico, intrattenendo rapporti con la Corsica e la Sardegna. Navi pisane, accanto a quelle genovesi, dovettero far parte delle flotte che i Franchi organizzarono nel Mediterraneo occidentale per cercare di contenere o contrastare &endash;se possibile&endash; gli attacchi musulmani: forse da Pisa partì nell'826 la flotta comandata dal conte di Lucca Bonifacio II contro i Musulmani d'Africa, l'unica spedizione marittima mai tentata dai Franchi.

Nell'impero carolingio Pisa, governata da un proprio gastaldo, fece parte della contea-ducato di Lucca e divenne sede di un conte solo nel corso del X secolo, periodo in cui il ruolo della città, legato ad un incremento quantitativo e qualitativo dell'attività marittima, si fece sempre più importante.

L'ampliarsi dell'orizzonte marittimo è testimoniato sia dalla presenza pisana in Calabria al fianco dell'imperatore Ottone I contro i Musulmani della Sicilia e dell'Africa settentrionale sia dalle fonti archeologiche, che mostrano la presenza di ceramica islamica della seconda metà del X secolo proveniente dal Mediterraneo occidentale, anche se non sappiamo se si trattasse di rapporti diretti con le zone di produzione o se piuttosto si debba pensare ad empori intermedi. Un rapporto diretto con il mondo islamico è ad ogni modo verificabile nell'XI secolo, quando il capostipite di una delle maggiori casate consolari cittadine, i Casalei, si denominava Leone di Babilonia (Babilonia è il Cairo) e Buschetto costruiva una cattedrale con precisi riferimenti a modelli islamici.

 

3. Verso una nuova politica mediterranea

 

Dall'inizio dell'XI secolo aumentano le informazioni sulla sempre crescente attività marittima dei Pisani, che aveva ormai realizzato il salto di qualità verso una politica più aggressiva e intraprendente. Sulla facciata della cattedrale un'epigrafe esalta le imprese navali compiute contro i Musulmani nei primi decenni dell'XI secolo &endash;nel 1005 a Reggio Calabria, nel 1015-1016 in Sardegna e nel 1034 a Bona, l'odierna Annaba in Algeria&endash;, e un'altra, relativa alla fondazione dell'edificio nel 1064, celebra l'impresa contro Palermo del 1063, mentre la spedizione del 1087 contro le città ora tunisine di Al Mahdia e Zawila fu cantata in un carme metrico. Negli stessi anni Enrico IV riconobbe ai Pisani nel 1081 le "consuetudini che hanno per mare".

In questo contesto assumono una valenza particolare le origini dell'autonomia comunale &endash;la prima menzione dei consoli risale infatti agli anni 1080-1085&endash;. Il grande sforzo collettivo dei Pisani, che forgiò la comunità cittadina e le impresse il suo marchio, furono le imprese marittime, cui tutti parteciparono, "maggiori, mediani e ugualmente minori", come recita l'epigrafe della fondazione della cattedrale. Questa unità d'intenti, suscitata e promossa dal mare, trovò la sua espressione materiale nella costruzione di una nuova e splendida cattedrale e non a caso dunque su di essa furono apposte le epigrafi che celebravano quelle imprese.

Nella seconda metà dell'XI secolo dunque Pisa ci appare in piena espansione, politica, economica e sociale. La città manifestò una notevole forza d'attrazione sul territorio circostante, che rapidamente si coordinò intorno al centro cittadino e non si collocò in posizione conflittuale con esso. Il suo rapido e precoce sviluppo comunale impedì o limitò la formazione di giurisdizioni concorrenti e la città attrasse le famiglie del territorio, che vi si inserirono pienamente, contribuendo alla formazione di un ceto dirigente dalle caratteristiche peculiarità, che agli interessi più schiettamente terrieri e cittadini connessi con i possessi fondiari associava strettamente quelli legati al mare e al commercio transmarino, con un'intensa attività armatoriale, mercantile e finanziaria.

Tali attività marittime coinvolgevano tutta la fascia costiera, ove i Pisani cercavano di usufruire di approdi sicuri lungo le rotte da essi frequentate, preoccupandosi d'instaurare un più attento controllo territoriale, dapprima attraverso i rappresentanti del potere regio, i marchesi di Tuscia, che promossero la fortificazione dei centri legati ai porti principali della contea di Pisa, Vada e Livorno, a ridosso di Porto Pisano, e di quelli che controllavano gli accessi alla costa, Nugola e Rosignano Marittimo. Una particolare valenza nel campo della difesa della costa e della sicurezza della navigazione, nel contesto dell'azione antisaracena condotta dai Pisani in accordo con il papato nell'ambito della più generale riscossa cristiana, ebbero la fondazione presso i migliori approdi della costa a Sud di Porto Pisano di due monasteri, S. Felice di Vada (prima del 1052) e S. Giustiniano di Falesia nel 1022. I monaci di quest'ultimo cenobio promossero la costruzione del vicino castello di Piombino, sotto al quale poté svilupparsi un altro impianto portuale. Questi porti avevano un ruolo importantissimo sulle rotte per l'isola d'Elba con le sue miniere di ferro e le sue cave di granito, per le altre minori isole tirreniche e per la Sardegna, produttrice di sale, argento e grano, e come collettori dei prodotti &endash;cereali, sale, metalli&endash; forniti dal territorio circostante e utilizzati dai Pisani per l'approvvigionamento cittadino e per il commercio.

Alla fine dell'XI secolo Pisa, ormai governata da propri magistrati, i consoli, si configurava come una grande potenza marittima, con un ruolo di primaria importanza nella politica pontificia, sì che alla fine dell'estate del 1077 il papa Gregorio VII incaricò il vescovo Landolfo della legazia papale nell'isola di Corsica. Un quindicennio più tardi il vescovo Daiberto ottenne dal papa Urbano II dapprima, nel 1091, il vicariato apostolico nell'isola di Corsica, poi, il 21 aprile 1092, i diritti metropolitici sulle diocesi di quell'isola, trasformando il vescovado di Pisa in arcivescovado o metropoli, e infine la legazione nell'isola di Sardegna. Daiberto fu molto legato al papa Urbano II e lo seguì nell'Italia settentrionale e in Francia, ai concili di Piacenza e di Clermont, in cui fu predicata la I Crociata. All'impresa i Pisani parteciparono nell'autunno 1098 con un'imponente flotta di 120 navi al comando dello stesso arcivescovo, che, rimasto in Terrasanta, fu per la sua grande capacità ed esperienza eletto patriarca di Gerusalemme. Pochi anni dopo, nel 1113-1115 i Pisani promossero e condussero a termine con Genovesi, Provenzali e Catalani un'importante impresa navale contro i Musulmani delle Isole Baleari.

 

4. L'età delle promesse e del consolidamento

 

Il XII secolo rappresenta veramente l'età d'oro della città.

Il predominio pisano sulle isole di Corsica e di Sardegna, a sua volta legato al controllo del Mediterraneo occidentale, provocò, tra il secondo e il terzo decennio del XII secolo, una rivalità sempre crescente con Genova, città ugualmente interessata sia alla Sardegna e alla Corsica sia al commercio mediterraneo. Una prima composizione del contrasto, che avrebbe contrassegnato tutto il XII e il XIII secolo, fu opera del papa Innocenzo II, che per le necessità della lotta conto l'antipapa Anacleto, alleato con i Normanni dell'Italia meridionale, aveva bisogno dell'appoggio delle due rivali. Così nel 1133 il papa riuscì a concludere la pace tra le due città e, per eliminare la materia prima del contendere, cioè la questione della Corsica, eresse la diocesi di Genova in arcidiocesi, sottoponendole i vescovadi di Bobbio e di Brugnato e le tre diocesi còrse di Mariana, Nebbio ed Accia. Come risarcimento della perdita di metà della Corsica, Pisa ottenne nel 1138 i diritti metropolitici sopra i vescovadi di Galtellì e di Civita in Sardegna e di Massa Marittima in Toscana, la primazia sulla provincia metropolitica di Torres e la conferma della legazione in Sardegna. In seguito, nel 1176, l'arcivescovo di Pisa ottenne anche la primazia sulle arcidiocesi sarde di Cagliari e di Arborea.

Nel secondo quarto del XII secolo dunque l'alleanza con il papato e l'impero schiudeva a Pisa nuove e più ampie possibilità d'espansione nel Mediterraneo. L'area pisana si configurava come un centro portuale con raggio d'azione internazionale, in un contesto in cui Porto Pisano assunse una grande importanza sia come scalo commerciale sia come tappa per viaggiatori e pellegrini diretti a Roma, a Gerusalemme o verso la Francia meridionale e Santiago di Compostella. L'azione della città era concentrata sullo sviluppo delle potenzialità marittime e commerciali, alla ricerca di sbocchi commerciali e di sicure basi d'appoggio, soprattutto in Oriente e nell'Africa settentrionale. I Pisani credettero di aver trovato il modo giuridicamente più sicuro e più rapido per consolidare le proprie conquiste e per progettarne di nuove nell'appoggio offerto all'imperatore Federico I Barbarossa, al quale la città legò sempre più le proprie sorti a partire dal 1158, fidando nelle concessioni e nelle promesse del sovrano.

Infatti l'esigenza di assicurarsi un retroterra militarmente sicuro ed economicamente fruttuoso aveva ormai spinto il Comune di Pisa ad una politica volta a garantirsi il diretto controllo economico e politico di un territorio ben più ampio dell'antica contea del X secolo, un territorio che comprendeva non solo l'estesa fascia costiera dalla Versilia al fiume Bruna, ma anche le valli degli affluenti di sinistra dell'Arno fin quasi a Montopoli. Attraverso il controllo dell'area costiera e dei suoi approdi, Pisa si assicurò il monopolio commerciale della Toscana e quindi cercò in tutti i modi d'impedire che altre città toscane potessero usufruire di propri porti, come ad esempio nel caso del porto versiliese di Motrone, promosso da Lucca, e distrutto dai Pisani nel novembre 1170.

Gli anni Sessanta del XII secolo rappresentarono un decennio fondamentale di programmazione politica, quando non solo si procedette alla riorganizzazione del contado e alla realizzazione d'importanti opere pubbliche, come la ristrutturazione del sistema portuale, ma anche alla codificazione delle leggi e del diritto consuetudinario e marittimo nei due costituti rispettivamente della legge e dell'uso e ad alla creazione di un nuovo ordinamento giudiziario e amministrativo della città.

 

5. Dalle prime incrinature alla crisi

 

All'inizio del 1189 i Pisani, ancora una volta guidati da un loro arcivescovo, Ubaldo, parteciparono alla III Crociata, in un quadro però ben diverso da quello della I Crociata.

Ora il ceto dirigente cittadino era dilaniato da dissensi interni, che portarono nel 1190 all'esperimento costituzionale della nuova magistratura del podestà nel tentativo di trovare soluzione alla crisi che colpiva il Comune. Forti contrasti sociali e gravi tensioni politiche caratterizzarono la vita cittadina nei decenni successivi, per la volontà di ceti sociali emergenti, dotati di forza economica e organizzati nelle Quattro Arti, di partecipare alla gestione del potere, detenuto dall'aristocrazia consolare organizzata nei due Ordini del Mare e della Mercanzia, e per la formazione delle fazioni, che avrebbero segnato tutto il secolo, capeggiate dalle due maggiori casate cittadine, rispettivamente i Visconti &endash;la più importante, prestigiosa e ricca delle famiglie del ceto consolare&endash; e i conti Della Gherardesca, entrati relativamente tardi in città, ma forti di un vasto patrimonio fondiario e di una fitta rete di rapporti con enti e famiglie cittadine.

In tale situazione maturarono importanti mutamenti istituzionali: il consolato gradualmente scomparve, sostituito dal podestà, dagli anni Venti del Duecento cominciò a formarsi l'organizzazione del Popolo, dagli anni Trenta si allargò la base del Consiglio Generale, di cui poco prima della metà del secolo fecero parte anche i rappresentanti delle Quattro Arti. Infine, nel 1254, il Popolo prese il potere e a capo del Comune comparvero gli Anziani.

All'esterno, Pisa legò ancora le proprie sorti all'impero nella figura di Federico II e si avviò a divenire il campione del ghibellinismo politico toscano: tutta proiettata verso il Mediterraneo, la città si isolava sempre più dall'entroterra toscano, ove nella seconda metà del Duecento Pisa perse il monopolio commerciale, mentre cresceva il ruolo economico di Firenze.

Una prima grave crisi si verificò alla morte di Federico II nel 1250 con ripresa del guelfismo, che, soprattutto dopo la sconfitta di Manfredi di Svevia nel 1266 ad opera di Carlo I d'Angiò, dilagò vittorioso in Toscana e in Italia. Pisa era quasi perennemente in lotta con Lucca e Firenze per il controllo dell'entroterra e del commercio toscano, ma soprattutto con Genova per il controllo del Mediterraneo e della Sardegna, elementi vitali per la città. Il 6 agosto 1284 alla Meloria i Genovesi inflissero ai Pisani una sconfitta navale molto grave, che a Pisa provocò squilibri economici e demografici, poiché più di novemila Pisani rimasero per quindici anni nelle prigioni genovesi, e contribuì ad accentuare gli elementi di crisi, anche se non ebbe quella funzione determinante spesso attribuitale.

Molto più grave e decisiva fu invece nel 1324-1326 la conquista aragonese della Sardegna, l'isola da cui il Comune pisano ricavava la metà dei propri redditi, evento che segnò il definitivo tramonto della grande potenza marinara della città, ridotta al rango di potenza tirrenica. Pisa cercò allora di conservare la sua funzione portuale di grande collettore dei mercati dell'Italia centrosettentrionale, di "bocca della Toscana", come scrisse all'inizio del Quattrocento il fiorentino Goro Dati. Questo non significò però una diminuzione né della mole dei traffici né dell'importanza del polo portuale pisano: più che di una diminuzione quantitativa, si deve parlare di una contrazione qualitativa, cioè di un restringersi del commercio marittimo pisano all'area tirrenica e all'Africa settentrionale.

Dall'ultimo ventennio del Duecento, alla crisi istituzionale e politica che colpiva il Comune si cercò soluzione attraverso esperimenti signorili, affidati a personaggi della città come i conti di Donoratico, i Dell'Agnello o i Gambacorta, ma anche esterni, come i Montefeltro o Uguccione della Faggiola, intervallati dalla ripresa del normale assetto istituzionale.

Il Trecento ci appare un periodo di lento ma progressivo declino, interrotto da brevi momenti di brillante ripresa immancabilmente seguiti da nuove e più gravi ricadute. Tra i momenti migliori possiamo ricordare, durante la signoria del conte Fazio, l'istituzione ufficiale nel 1338 dell'Università, riconosciuta dal papa Clemente VI nel 1343.

Il pericolo più forte proveniva da Firenze, la cui politica espansionistica e conquistatrice aveva portato alla conquista di Pistoia nel 1331 e di Arezzo nel 1380, facendosi troppo pericolosamente vicina con la sottomissione di Volterra nel 1361 e di S. Miniato nel 1370: Pisa e il suo territorio erano ormai seriamente minacciati e la fine della libertà sempre più vicina. I Pisani cercarono in tutti i modi di allentare il nodo scorsoio che gli stava lentamente soffocando fino a cercare un'alleanza con i Visconti di Milano: nel febbraio 1399 Gherardo d'Appiano vendette Pisa a Giangaleazzo Visconti, il cui figlio Gabriele Maria però cedette la città ai Fiorentini nell'agosto 1405. I Pisani allora si ribellarono e per tredici mesi sostennero un duro assedio, finché il 9 ottobre 1406 le truppe fiorentine entrarono vittoriose in città.