Eventi epocali del 900 tra arte e storia

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Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia: 

 

 [10 novembre 1786]

Quest’oggi sono stato alla piramide di Cestio, e la sera al Palatino, fra le rovine dei palazzi imperiali che sorgono come pareti di rocce. Di tutto questo non è certo possibile rendere un’impressione. Fatto è che qui non c’è nulla di piccolo, benché qui si trovi talvolta qualche cosa di riprovevole e di cattivo gusto; ma anche questo ha la sua parte nella grandiosità del tutto. Se poi rientro in me stesso, come si fa sempre tanto volentieri, scopro in me un sentimento che mi dà una gioia infinita e che appena oso esprimere. Colui che qui si guarda intorno seriamente, ed ha occhi per vedere, deve diventare serio e deve farsi della serietà un’idea più chiara che non abbia mai avuto prima.

Lo spirito ne riceve uno slancio poderoso e arriva a un grado di serietà senza pedanteria e a quella compostezza, che è gioia. A me sembra, per lo meno, di non aver mai apprezzato così equamente come adesso le cose di questo mondo. E mi rallegro con me stesso delle felici conseguenze che mi accompagneranno per tutta la vita.

[11 novembre 1786]

Oggi ho fatto visita alla Ninfa Egeria, poi ho visto il Circo di Caracolla, i sepolcri diruti lungo la via Appia e la tomba di Cecilia Metella, che bisogna vedere, se si vuole avere l’idea di una costruzione solida. Quella gente lavorava per l’eternità; e teneva conto di tutto tranne che della follia dei devastatori, alla quale tutto deve cedere. Gli avanzi del grande acquedotto impongono veramente il rispetto. Quale grande e nobile scopo non è quello di abbeverare un popolo mediante un monumento così grandioso! La sera siamo stati al Colosseo, che era già l’ora del crepuscolo. Quando si è visto questo monumento, tutto il resto sembra sempre meschino; è così grande che la sua immagine non si può contenere tutta nello spirito; ce lo ricordiamo più piccolo, e se vi ritorniamo, ci sembra di bel nuovo più grande.

[2 febbraio 1787]

Non si può concepire la bellezza d’una passeggiata per le vie di Roma al chiaro di luna, se non si è visto questo spettacolo. Tutti i particolari restano assorbiti dalle grandi masse della luce e dell’ombra; solo i più grandi quadri di assieme si presentano all’occhio. Da tre giorni noi abbiamo goduto completamente le notti più chiare e più splendide. Un colpo d’occhio singolarmente bello offre il Colosseo. La notte, rimane chiuso; vi ha la sua abitazione, nella cappella accanto, un eremita e alcuni mendicanti stanno accovacciati sotto le volte in rovina. Questi avevano acceso un fuoco sulla nuda terra e un vento lieve spingeva appena il fumo verso l’arena, in modo che la parte più bassa delle rovine ne rimaneva coperta e le mura sterminate emergevano in alto più cupe. Noi ci siamo fermati presso al cancello, ad osservare. Brillava, alta, la luna; e a poco a poco il fumo, che sfuggiva attraverso le pareti, le fessure, le aperture, ne fu illuminato come una nebbia. Lo spettacolo era meraviglioso. E’ con questa illuminazione che si deve vedere il Pnatheon, il Campidoglio, il peristilio di San Pietro ed altre piazze e vie principali. Così il sole e la luna, non meno che lo spirito umano, hanno qui un compito del tutto diverso che in altri luoghi; qui, dico, dove al loro sguardo si offrono delle masse sterminate sì, ma fuse in una artistica linea.