Alberto Casadei

ROMANZI DI FINISTERRE

Narrazione della guerra e problemi del realismo

......e poi lo schianto rude,  i sistri,  il fremere dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa...

Montale, da Finisterre: La bufera, 16-19

                 

Indice

 

Premessa

Avvertenza                                                                              i

Introduzione                                                                            1

1. Allegoria e apocalisse (L'arte nella guerra): “Doctor Faustus”
di Thomas Mann                                                                    28

2. Epica inutile e morte dell'eroe: “Il partigiano Johnny”
di Beppe Fenoglio                                                                 46

3. Menippea affabulatoria, grottesca e tragica: “Il tamburo di latta”
di Günter Grass                                                                      74

4.Diari dell'inferno terreno: “La pioggia nera” di Ibuse Masuji
                                                                                                  97

5. L'ossessione e la storia: “La battaglia di Farsalo” di Claude
Simon                                                                                    118

6. Storia, mito, satira, apocalisse, allegoria…: “L'arcobaleno
della gravità” di Thomas Pynchon                                 144

7. Favola del narrare e del comprendere: “Vedi alla voce: amore”
di David Grossman                                                            174

Altre considerazioni                                                          200

Conclusioni                                                                        240

Bibliografia                                                                          280

Indici

Pubblicato da CAROCCI editore, Roma 2000, pp 289

ROMANZI DI FINISTERRE

Narrazione della guerra e problemi del realismo

Questo studio si propone di esaminare la narrativa riguardante la II Guerra Mondiale, vista però non nei suoi aspetti cronachistici, bensì in quelli che più hanno segnato l'immaginario collettivo e la riflessione culturale. Lo si potrebbe in prima istanza inquadrare nell'ambito della critica tematica, che in questi ultimi anni sta godendo di un rinnovato interesse, sia in Italia che all'estero. Tuttavia, rispetto a questa corrente esso dedica un notevole spazio alla giustificazione dei presupposti critici, in modo da guidare l'indagine secondo linee teoriche ben evidenti. In particolare, viene affrontato il perenne problema del realismo nell'arte, attraverso la discussione delle più importanti posizioni sull'argomento (quelle di Adorno, Auerbach, Lukács, ecc.), ma anche mediante un'attenta ricognizione della situazione postmoderna (specie per il rapporto romanzo/film/TV). Le implicazioni di questa analisi riguardano tanto il versante artistico e letterario, quanto quello sociologico ed etico, ultimamente tenuto in grande considerazione dai teorici della narrativa.

La condizione attuale del romanzo si ricava dall'esame di alcuni testi esemplari (da Doctor Faustus di Thomas Mann a Vedi alla voce: amore di David Grossman), che fra l'altro permettono di delineare la sua evoluzione nel secondo Novecento. Dalle conclusioni emerge che è possibile raggiungere un realismo autentico se la forma narrativa classico-ottocentesca viene rinnovata grazie all'intersezione con altre forme narrative tradizionali, dall'Apocalisse all'Epica alla Menippea, ecc. Di fatto, i romanzi qui esaminati riescono, in modi molto diversi e originali, a narrare la condizione estrema raggiunta con la II Guerra Mondiale, ma costituiscono pure un paradigma per ogni narrazione romanzesca non banalizzata. La loro analisi comporta anche un giudizio di valore estetico, e soprattutto una proposta concreta per fondare un canone dei maggiori romanzi di questo secolo, non limitato alle grandi opere dei suoi primi decenni.

Questo studio ha vinto il premio "Todaro Faranda" dell'Università di Bologna per il 1998 (sez. saggi).Per la motivazione, si veda "Studi e problemi di critica testuale", ottobre 1998.

 

Premessa

Giustificare una ricerca significa quasi sempre chiarire alcuni dei suoi presupposti. Mi sembra opportuno, perciò, cominciare col dire che a questo lavoro mi ha spinto innanzitutto la consapevolezza della notevole rilevanza estetica dei romanzi che rappresentano il nucleo fondamentale di questo libro. Credo che il problema di discriminare all’inter-no dell’enorme produzione degli ultimi decenni sia ormai pressante, specie per il critico che voglia mantenere un contatto con il pubblico dei lettori non specialisti. Occorrono però dei princìpi che vadano oltre il gusto dei singoli e le mode imposte dal mercato. Occorre soprattutto capire in che termini la narrativa romanzesca, nell’epoca del film e della televisione, svolga ancora un ruolo importante per la rappresentazione e l’interpretazione della realtà.

La decisione di privilegiare un criterio tematico-contenutistico, per definire il settore adatto all’indagine (le opere maggiori della narrativa di guerra), è stata dunque la conseguenza di una prima selezione di lettura, ma anche di una riflessione critica sul problema del realismo oggi. Questa duplicità si riflette nella compagine del lavoro, in cui si troveranno parti più tecniche e parti più discorsive: l’indispensabile analisi dell’aspetto formale delle opere è stata finalizzata al piano complessivo dello studio. Ho mirato alla massima stringatezza, anche a costo di comprimere lo spazio riservato al dibattito critico sulle questioni affrontate. I capitoli principali sono costituiti da una parte iniziale di esame diretto dei romanzi e da una seconda di confronto con altre opere, seguite da una sintesi conclusiva: sono consapevole che questo schema può dare luogo a qualche passaggio brusco, ma esso dovrebbe consentire di ottenere un’evidente linearità espositiva. Per semplificare i rinvii interni (numerosi, a causa della varietà della materia), ho scelto di numerare i paragrafi, sebbene questo sistema introduca una segmentazione esteriore del discorso. Le note, poste in fondo ai capitoli, vogliono proporre integrazioni non solo bibliografiche. L’uso di una forma espositiva neutra, che oggi può apparire démodé, è motivato dalla ricerca del massimo grado di oggettività.

Il lavoro, pur diviso in varie parti, ha senso solo nel suo insieme. Delle mie scelte darò ragione nel corso dell’indagine; vorrei però sottolineare qui almeno un aspetto. Ho impiegato spesso biografie o autobiografie degli autori per approfondire il significato del testo. Quest’im-postazione si basa sull’ipotesi, tanto discutibile e discussa teoricamente, che tra romanzo (opera d’arte) e biografia esista un rapporto, che però va sempre motivato a livello formale. A questa convinzione è poi connessa quella di una specifica funzione etica svolta dai romanzi, nei modi che si vedranno. In ogni caso, il romanzo non viene qui considerato come un luogo di esercitazioni metaletterarie fini a se stesse, bensì come uno strumento gnoseologico di indubbia duttilità ed efficacia anche nel periodo attuale.

Grande aiuto mi è stato assicurato dai traduttori italiani, quando il controllo dell’originale non era possibile o risultava problematico. Ringrazio perciò davvero sentitamente Luisa Bienati, consultata in specie per i testi in lingua giapponese; Elena Loewenthal, per quelli in lingua ebraica; Giuseppe Natale, per Gravity’s Rainbow. Per le opere in lingue slave ho fatto ricorso alla competenza di Giuseppe Ghini, e a quella di Yael Reshef Gerson per Vedi alla voce: amore.

Molti poi sono gli studiosi con cui ho discusso questo lavoro o alcune sue parti, e che mi hanno fornito suggerimenti. Fra gli altri, ricordo almeno Eraldo Affinati, Marco Belpoliti, Luigi Bonanate, Giuliano Campioni, Andrea Cortellessa, Remo Ceserani (lettore attento e cordiale), Mario Domenichelli, Stefano Garzonio, Guido Guglielmi, Valerio Magrelli, Claudio Magris, Francesco Orlando, David Quint, Edoardo Sanguineti, Tommaso Scarano, Cesare Segre. Di grande utilità e stimolo sono stati i confronti con amici della Scuola Normale di Pisa esperti di cose novecentesche, come Annalisa Agrati, Orsetta Innocenti, Pierluigi Pellini, Marina Polacco, Matteo Residori (prezioso anche in sede di revisione), Gianluigi Simonetti. Con Guido Mazzoni ho discusso più volte questioni teoriche. A tutti va la mia gratitudine più sincera.

Le ricerche sono state effettuate, a partire dal 1992, presso numerose biblioteche, in particolare a Pisa, Cambridge e Parigi. Desidero poi segnalare il singolare apporto della Biblioteca Comunale della mia città natale, Forlì, specie per la sua Sezione Moderna, una delle poche in Italia a possedere un vasto patrimonio di narrativa contemporanea facilmente accessibile. Anche il ricorso a Internet è risultato prezioso: ho potuto ottenere facilmente bibliografie aggiornate su singoli autori e su temi generali. Questo strumento mi ha consentito di svolgere una ricerca ad ampio raggio, come mai avrei potuto solo alcuni anni fa: ma, dopo una così estesa raccolta di dati, il lavoro di interpretazione e di semplificazione si è rivelato ancora e anzi sempre più necessario.

Un grazie infine ai miei famigliari. Questo libro è per Laura.

 

Pisa, ottobre 1999