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Atmosfere e colori in Massimo
Chirico
Dalle opere di Massimo Chirico emerge chiaramente
un forte interesse per la figura umana che diventa infatti il principale
filo conduttore della sua produzione. Essa è rappresentata a volte
nitidamente in riconoscibili sagome stereotipate, altre volte è
appena accennata e nascosta fra una miscellanea vorticosa di tratti stilizzati.
Appare evidente un desiderio, forse in parte anche inconscio nell'autore,
di intraprendere un approfondito esame delle sensazioni dell'uomo di una
società moderna, in cui si avvicendano gli stati d'animo più
diversi di solitudine, riflessione, coinvolgimento, attesa.
La sua meditazione è resa evidente da un'atmosfera di malinconia
e sospensione che ricorre sempre nei suoi soggetti, dando loro quasi un'impostazione
surreale e metafisica.
Questo aspetto si manifesta in "Ricercare natura d'uomo" o in
"L'orizzonte dell'altro".
Da qui nasce il nostro paragone con grandi nomi quali Dalì e Magritte,
le cui atmosfere generalmente inquietanti e ricche di tensione, vengono
però stemperate da Chirico, che addolcisce le forme usando una
stesura pittorica più sfumata, annullando la profondità
in favore della bidimensionalità, rielaborando, soggetti appartenenti
all'esperienza visiva di tutti in un linguaggio personale. Ritroviamo
quindi "Les amantes" di Magritte del '28, nelle due sagome blu
di "DolceMente", in un'atmosfera resa più serena dai
contorni morbidi, da una dimensione nell'insieme ieratica ma più
ingenua.
Tratti metafisici si riscontrano in altre opere come "Costruzioni"
dove il parallelo con la caratteristica figura dei manichini di De Chirico
è indubbio. Ancora una volta notiamo però che si distanzia
dal modello da noi individuato: la sinuosità delle linee di contorno
della figura in primo piano dona al soggetto un aspetto più infantile
e pacato, reso anche dai colori chiari e sfumati dell'acquerello.
E' la linea movimentata, vibrante, netta ma vivacemente modellata che
caratterizza tutte le opere in mostra: quella nera marcata dei contorni
della stessa opera appena citata o quella pastosa e avvolgente delle pennellate
di colore de "L'altro".
Abbiamo trovato proprio in quest'ultima opera, un pendant dello studio
per il balletto "La strana tarantola" di Matisse, del quale
Massimo Chirico ripete anche i colori: blu e rosso. Simile a quella di
Matisse sembra essere infatti la sicurezza del tratto che definisce anche
le figure delle altre due opere di un'ideale serie: "L'orizzonte
dell'altro" e "Attesa". Esse sono accostabili per il tratto
bozzetistico alle opere grafiche, agli studi per "La danza"
e ai ritagli del celebre pittore francese e la stessa osservazione si
può fare di sicuro anche per "Caduta non libera", opera
che si distingue dalle altre per il pesante supporto in legno usato.
Un ultimo confronto è quello che abbiamo individuato fra le opere
su tela grezza di Chirico "A due passi dal mondo" e "Abbraccio
consolatorio", e le opere di Jouan Mirò, non solo per lo stesso
supporto usato anche dal famoso artista in alcuni casi, ma soprattutto
per la geometria delle forme rappresentate. Oltre che in questo ideale
dittico, questo aspetto risalta maggiormente nelle composizioni ad acquerello,
dove ricorrono figure geometriche riducibili a moduli base che vengono
continuamente scomposti, ripetuti e ricostruiti in una continua evoluzione
delle forme. In questo senso, opera emblematica della produzione del nostro
artista è "Sott'acqua", che riproduce appieno la sensazione
di un brulicare di organismi che si riproducono e saturano lo spazio.
Massimo Chirico ha indubbiamente la capacità di usare tecniche
innovative, materiali insoliti coadiuvati da un innegabile senso del colore,
altro aspetto questo, caratterizzante le opere presentate in questa mostra.
Nella serie contrassegnata da titoli basati su un gioco di parole ricorrente,
figure solitarie si stagliano su ampie campiture rese da colori corposi,
elaborati in modo tale da ottenere effetti materici consistenti, come
il craquelure di "LentaMente", o la lavorazione a spatola della
superficie argentata di "OrgogliosaMente", o la granulosità
dei cristalli della base verniciata di rosso di "IntuitivaMente".
Ritroviamo la stessa matericità del colore nelle due opere dal
titolo "Vuoti di memoria" e "Due solitudini", che
sembrano essere costruiti da diversi piani sovrapposti e invertiti. Infatti,
gli sfondi a campiture sfumate sono ricoperti da spessi strati di pittura
lavorata con la spatola, che ricoprono e lasciano intravedere la base,
creando di nuovo atmosfere particolarmente irreali. Nella prima delle
due opere, si ha la sensazione che, al tramonto, sia il cielo blu a sovrapporsi
ad uno strato di nuvole rosse.
Vasta ed eterogenea è la produzione di questo pittore; una trama
indissolubile lega a doppio filo le sue opere: i maestri che hanno fatto
grandi le correnti metafisica e surrealista, Magritte, Dalì, Mirò,
De Chirico, sono stati chiaramente i principali ispiratori di questo giovane
artista che, attraverso la sua personale, ci dimostra di aver fatto propria
la loro lezione e di essere in grado di produrre opere di indubbia maturità.
Abbiamo dunque tutti i presupposti per credere che Massimo Chirico abbia
molto da offrire al mondo dell'arte.
Francesca Pagliai
Samuele Pinzino
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